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Non al denaro non all'amore né al cielo: recensione del disco capolavoro di De André

L'antologia di Spoon River è una nota raccolta di poesie dell'autore statunitense Edgar Lee Masters che arrivarono in Italia nel 1943, con la traduzione di Fernanda Pivano. Nel 1971 Fabrizio De Andrè rielabora alcune poesie, con il suo tocco personale, trasformandole in canzoni. Nasce "Non al denaro non all'amore né al cielo", uno dei suoi dischi più belli, una pietra miliare della musica italiana che oggi fa il cappotto a tutti i dischi dei poveri cantanti italiani che oggi scalano le hit parade.



"Non al denaro non all'amore né al cielo", come l'antologia di Spoon River, parte con la collina, o meglio DORMONO SULLA COLLINA. Un brano crudo che racconta la tragica fine di molti abitanti di Spoon River: chi è morto di febbre o di malattia, chi in un incidente sul lavoro, chi in guerra. Dopo il climax raggiunto proprio con la descrizione delle salme dei giovani tornati senza vita dalla guerra, la melodia rallenta: viene introdotto il personaggio del suonatore Jones, che visse una vita felice, senza pensare al denaro, all'amore (che spesso è fonte di infelicità) e a un qualsiasi Dio o alla religione. La canzone si chiude con le bellissime parole del suonatore Jones rivolte al mercante di liquori: "Tu che lo vendi, cosa ti compri di migliore?".

Questa canzone è appunto un preludio, seguono i racconti della vita di singole persone che riposano sulla collina (fatta eccezione per l'ottico, che si presume essere ancora in vita).

UN MATTO è il primo di questi personaggi, che muore dopo essere stato chiuso in un manicomio. Ma il matto è chiunque "non riesce a esprimere il mondo che ha nel cuore", coloro che rimane fuori dalle convenzioni sociali, che appunto sogna di essere come gli altri, per essere accettato dagli altri. Molte volte mi sono rivisto nel matto. Il finale del brano è molto significativo: per l'uomo medio, la morte è stata pietosa perché ha strappato il matto alla follia, ma questi in realtà era una persona che amava vivere e voleva vivere.

UN GIUDICE è il brano più conosciuto del disco. E' un uomo alto un metro e mezzo che viene deriso, definito anche carogna perché "ha il cuore troppo vicino al buco del culo". Mentre il matto voleva farsi accettare dagli altri e mantiene un atteggiamento positivo, il giudice invece cova rancore e invidia, decidendo di diventare giudice. A quel punto ha il suo riscatto sociale: "giudice finalmente, arbitro in terra del bene o del male". La statura del giudice non dispensa più buonumore, non è più chiamato nano, ma "vostro onore". Non si conosce la statura di Dio, ma ad ogni modo il giudice non è affatto un personaggio positivo. Ma De Andrè non indica esempi positivi o negativi: indica solo personaggi, spesso "gli ultimi" e le loro storie.

UN BLASFEMO e' un brano drammatico e intenso. Il blasfemo viene ucciso senza pietà da due guardie del carcere. Arrestato con un pretesto, "per le donne e per il vino" (quindi per oltraggio ai pubblici costumi), il blasfemo è nel mirino per le sue posizioni critiche contro la religione. Prima sottoline che Dio, "per paura che ormai (l'uomo) non avesse padroni lo fermò con la morte, inventò le stagioni". Ma a fine brano il blasfemo sottolinea che Dio alla fine è un'invenzione che permette al potere di tenere buoni gli uomini.

Il pezzo più struggente del disco, quello che concludeva il "Lato A", è UN MALATO DI CUORE. Abbiamo conosciuto il matto, che soffriva perché non accettato dagli altri uomini; il giudice, che era deriso dagli altri uomini. Anche il malato di cuore è ai margini: non può fare ciò che fanno i ragazzi normali, per via della sua malattia. Ma con un grande atto di coraggio, il malato di cuore si lascia andare all'amore per una donna. Non riesce ad avere un rapporto sessuale con lei, ma baci appassionati. Un'esperienza felicissima che spegne la sua vita. Egli muore, baciando la sua donna, diventando l'unico personaggio vincente, assieme al suonatore Jones, di questo disco. Una meravigliosa poesia, un malato di cuore.

Il "Lato B" del disco inizia con la storia di UN MEDICO. Un'altra vittima della società: sente il desiderio di fare del bene, coltiva il sogno di diventare medico da bambino e lo diventa. Cura la povera gente che non può però pagarlo. Per sbarcare il lunario deve vendere degli elisir di giovinezza e altre pozioni che ovviamente sono un imbroglio, finendo così in prigione, definito un truffatore. Anche il medico è comunque vittima della cattiveria della gente: in particolare dei colleghi medici, che gli sbolognano "i clienti peggiori", cioè i poveri.

Il personaggio successivo, cantato nel brano "UN CHIMICO", è un uomo di scienza ben diverso dal medico. Se quest'ultimo era diventato medico inseguendo un sogno cullato da bambino, guardando i ciliegi in fiore, il chimico è al contrario un uomo molto cinico e razionale. Così tanto da non capire l'amore, che è un fenomeno non razionale. Il chimico, ucciso da "un esperimento sbagliato", considera chi muore per amore un idiota: ma alla fine capisce che il vero idiota è lui, che ha deciso di non inseguire l'amore di una donna.

Il disco, musicalmente di alto livello, decolla ulteriormente negli ultimi due brani. L'OTTICO è personaggio atipico, rispetto a quelli elencati precedentemente: non è un perdente, non è una persona che subisce la cattiveria della gente, non è uno degli ultimi. Si presume che l'ottico sia uno spacciatore (o un ottico che arrotonda spacciando..). Questa canzone è pura poesia. Nel finale il brano accelera, rallenta, poi si conclude con potenza. Ascoltela (QUI).

IL SUONATORE JONES chiude questo disco nel migliore dei modi. Il suonatore Jones è un musicista (suona il flauto, nell'originale poesia è un violinista) spesso ubriaco e senza legami stabili (non ha moglie), ma ha una grande sensibilità: lì, dove il vento muove polvere, la gente vede aridità e siccità, lui ricorda la gonna di una ragazza che si muoveva in un ballo. Il suonatore entra in simbiosi con la natura: è uno spirito libero, che riesce ad emozionare le persone. La libertà è metafora del vivere e del fare uscire le nostre emozioni, andando oltre le miserie e le difficoltà della vita di tutti i giorni. Il suonatore Jones muore tra tanti ricordi e soprattutto nessun rimpianto.

"La gente lo sa che sai suonare, suonare ti tocca per tutta la vita e ti piace lasciarti ascoltare": il suonatore Jones è Fabrizio De Andrè. E noi lo ricordiamo così, piangendo quell'11 gennaio 1999 che ci ha privato della voce e del cuore del maestro.


Leggi anche questo interessante post su Fabrizio, dal Web sul blog

Commenti

  1. Il lato B andava di moda anche ai tempi del mitico Faber.
    Buona domenica Riky.

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    1. Che nostalgia! Lato b quando era il retro di una cassetta o di un lp :). Buona domenica a te, Gus.

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    2. Il culo non l'ho mai chiamato lato b e mai lo farò! Il culo si chiama culo, didietro se si vuole essere più raffinati.

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    3. Sedere è troppo una via di mezzo, né raffinato e né volgare 😝

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  2. Ottimo e interessante post, ti ringrazio per avermi citato.
    Serena domenica.

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    1. Bello leggere sul web post sull'amato Fabrizio :)

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  3. Non offendere un chimico u.U E lo dico sia da chimico che da persona innamorata (quindi da razionalmente irrazionale qual sono) :P

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    1. :D, bellissimo quel verso: Son morto in un esperimento sbagliato
      proprio come gli idioti che muoion d'amore.
      E qualcuno dirà che c'è un modo migliore.

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  4. sembra di sentirlo ancora
    dire al mercante di liquore
    “Tu che lo vendi cosa ti compri di migliore?"

    Ogni volta che lo ascolto mi commuovo.
    Oltretutto è stato anche la colonna sonora di un viaggio indimenticabile in Spagna.

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    1. Un verso indimenticabile. Impossibile non amare il Suonatore Jones (anche se appunto è la parte di "Dormono sulla collina" a lui dedicata).

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  5. Ti lascio un saluto e ti ringrazio per la recensione, conosco poco la discografia di De Andrè

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    1. Contraccambio il saluto :) e grazie della visita amico Pier!

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  6. Non conoscevo l'aneddoto iniziale ma ammetto di sapere poco del privato del cantautore.

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    1. Peraltro nel film si vede la Pivano (cioè l'attrice che la interpreta), ma non si parla di questo mitico disco (come è giusto che sia per un film e non per un documentario).

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  7. Un grandissimo concept album, quando non se ne facevano.
    Mitico Faber, come sempre.
    Oh, Un Giudice sarà anche la più abusata, ma per me assieme a Un Blasfemo e Un Chimico è la migliore. E poi viene citata pure nel mio Dylan Dog preferito, quindi...^^

    Moz-

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    1. Davvero? Che Dylan Dog? Io invece, come detto, scelgo gli ultimi due brani!

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    2. Memorie dall'Invisibile, uno dei primi e probabilmente il migliore.
      Ci sono varie citazioni, e una è per De André e questo suo brano^^

      Moz-

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    3. Copertina famosissima! Eh sì, un bel culto del fumetto.

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  8. Uno degli album migliori di Faber, ogni canzone ha un suo perché e nessuna è da sottovalutare. Personalmente mi piacciono le riflessioni del Blasfemo e anche l'Ottico, che in certi momenti sembra un pusher!
    Poi Faber in questo album è il Suonatore Jones, senza dubbio.
    Baci :-)

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    1. Che bello quando gli under 20 apprezzano Faber :D. Che poi questo disco io l'ho conosciuto nel 1999, quando avevo 16 anni! Sì, Faber è il suonatore Jones, senza dubbio.

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  9. Un cantastorie.
    Oggettivamente uno dei più grandi.
    La sua cadenza musicale così lenta oggi non so quanto verrebbe apprezzata.

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    1. Oggi Faber sarebbe criticato per i testi delle sue canzoni...ahah...Sì, un grande.

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  10. Poesie in musica, che ho cominciato ad apprezzare quando sentii queste parole che feci mie . "dai diamanti non nasce niente dal letame nascono i fior"
    Verità assoluta, è dagli ultimi che nasce la vera umanità. Faber l'ha cantata, Don Gallo l'ha praticata. Grazie per questo bel ricordo del mio Faber.

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    1. Grazie a te per averlo letto e per averlo apprezzato. Grande anche Don Gallo, senza dubbio.

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  11. Poetica e struggente la storia del malato di cuore. Ma almeno è morto felice.
    Buona domenica Riccardo.

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    1. Vero, infatti possiamo immaginare una morte dolce e felice. Buona domenica sera a te :)

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  12. Grandissimo disco, mi sembra che mio papà ce l'abbia in LP originale dell'epoca..non per niente mi chiamo come mi chiamo :D Altro concept album suo che potresti recensire è La buona novella

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    1. Anche "Storia di un impiegato" e "Tutti morimmo a stento", quest'ultimo il disco più crudo della produzione de andreiana.

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    2. Questo album lo conosco.
      Di più però Spoon River, uno dei capolavori della mia giovinezza. Mi è piaciuta la recensione e i commenti di chi lo ha ascoltato con passione. Il libro fu tradotto da Fernanda Pivano nel 1943. Non possiedo quella edizione a dire il vero ahahah ma una successiva del 1992.
      " Finii con le stesse terre , finii con un violino spaccato e un ridere rauco e ricordi e nemmeno un rimpianto". Edgar Lee Masters - Il suonatore Jones.

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    3. Ciao Mari, lessi anche io le poesie ai tempi delle superiori! Avevo una piccola antologia, ma non la trovo più. Hai ragione, quel bellissimo verso finale era proprio di Lee Masters.

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  13. Bella recensione con parole appassionate e appassionanti!
    Ho iniziato a conoscere e ad apprezzare De Andrè grazie a mio nonno che ha in casa suoi diversi lp. Ho ancora molto da imparare su questo grande cantautore ma il bello dei veri artisti è proprio questo: non si smette mai di scoprirne qualcosa di nuovo :)
    Un saluto,
    Fede.

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    1. Grazie Fede per aver apprezzato questa recensione :). E bravo tuo nonno. De André? Anche per me ha ancora degli aspetti a me sconosciuti. Soprattutto anime salve: è un disco con tantissime sfaccettature.

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  14. Non so perché ma da in questo articolo ci leggo un po' di autocommiserazione mascherata da tentativo malriuscito di autoconvincimento che essere single tutto sommato è ok, quando invece un po' ci stai male. Mi sbaglio?

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    1. Deduco ti riferissi al precedente post, anche se tutto sommato c'è un particolare interessante: l'autocommiserazione (e la commiserazione) è strettamente legata alla pietà, un sentimento chiave della poetica di Fabrizio De André. Non ho motivo di obiettare sulla tua interpretazione, sfociata in un commento assolutamente onesto e sincero che apprezzo molto: dico solo che cercare di convincersi che essere single è ok, quando non lo è, direi che è quasi 'obbligatorio' per la 'sopravvivenza'. Sulla terra penso siano rarissimi i single veramente felici. No?

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  15. Mi dispiace dirlo, ma non ho mai avuto occasione di ascoltarlo tutto

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    1. Beh Marco, sei giovanissimo: fai tempo. De Andrè non scappa :)

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  16. Innanzitutto, complimenti per la bellissima recensione, e grazie perché è stato un vero piacere leggerla.
    Sono cresciuta con le sue canzoni ma, questo album in particolare, mi ricorda il primo anno delle superiori (una marea di anni fa). Credo che, l'averlo scelto, ascoltato e amato così tanto, non mi permetta, oggi, di sceglierne una in particolare. Le trovavo (e le trovo) speciali, particolari, semplici e lampanti nella loro crudezza, diverse una dall'altra, ma legate una con l'altra dallo stesso filo conduttore. Tutte le canzoni che creano l'album mi sono state d'aiuto nel capire i problemi, le situazioni, le differenze e le svariate personalità dell'essere umano: in un'età in cui le parole ascoltate o lette si perdevano facilmente, ma quelle "cantate" entravano dentro, lasciavano il segno, e insegnavano tanto... Furono le prime poesie, non scolastiche, che imparai a memoria. 
    Di nuovo grazie!

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    1. Ciao, grazie mille a te per avere apprezzato; anzi grazie a te per questo bellissimo commento. Le canzoni di De Andrè trasmettono empatia verso il prossimo, un empatia spesso collegata alla pietà perché il prossimo descritto da De Andrè è l'umile, l'ultimo, il perseguitato. Così capiamo le svariate personalità dell'essere umano, usando le tue parole. Grazie!

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  17. Scusami, mi sono resa conto ora di non aver firmato il commento. Rimedio subito. Un saluto.
    Paola

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    1. Sei Paola che scrivi da Paola S. giusto? Grazie per essere passata e per il tuo commento :)

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