Passa ai contenuti principali

La caduta di Atlante

Riflessioni personali, sulla mia vita, ascoltando 'Prisoner 709', l'ultimo disco di Caparezza. Parte terza.

Dov'eravamo rimasti? Leggete qui

Paradossalmente ho assorbito anche in modo piuttosto agevole la situazione descritta nel precedente post. Mi sono fatto una ragione della reazione del mondo attorno a me, dando valore soprattutto a una cosa: essere un punto di riferimento proprio sul lavoro. Allo specchio non mi riconoscevo, ma in fondo mi guardavo senza paura. Questa era cosa che mi rendeva fiero, ricordando i tempi dell'adolescenza, quando lo specchio rifletteva la faccia, attraversata dall'acne, di un Bambocci qualunque.

Mi sentivo realizzato? Sì, pur non avendo un grande reddito, pur senza moglie e figli.

"Ero felice di tenere su quel mondo": Atlante forte, non imbattibile, tuttavia duro da spezzare. Le parole degli insegnanti ti rimangono nella mente. Ricordo la battuta di una delle insegnanti di italiano delle medie, durante la recensione orale di un libro che avevo letto: "Quando le donne ti faranno perdere la testa, smetterai di andare bene a scuola". Ricordo l'investitura della professoressa di italiano alle superiori: "Sarai un leader al lavoro, hai la stoffa del comandante, la capacità di analizzare le situazioni, di prendere decisioni".

Atlante era Convoy-Ultra Magnus dei Transformers: comandante di una più ristretta comunità di Transformers (Autorobot City), un leader minore, ma pur sempre un leader.

Venne poi di colpo uno scossone, preceduto poi da alcune scossette. La scoperta di non essere affatto quasi infallibile e anzi di iniziare a perdere colpi. Il cambiamento di altri ha finito per farmi sentire il peso sulle spalle. Sacrifici e sforzi che non venivano più riconosciuti da falsi Atlante 'a ore'. A proposito di falsi, l'esercito dei copioni, un immeritato contrappasso. E io pure cadevo, mentre inseguivo le Dee sul selciato. Le Dee cercano l'aiuto dell'eroe, aumentandone il fardello sulle spalle, altrimenti l'eroe non esiste.

Il fardello mi schiacciava e al contempo il silenzio mi assordava. Il silenzio della mia bocca, perché non potevo mettere in discussione le mie scelte di fronte agli altri, in particolare davanti alla famiglia. "Hai voluto la bicicletta, ora pedali", "Dovevi fare così, non come hai fatto", "La via dell'impiegato era quella più sicura e confortevole, anche se saresti finito a contare i denti ai francobolli". Però quante volte nella mia vita era successo? Tante volte ho percorso la via del silenzio. Nascondere le cicatrici e le sofferenze. Perché il problema, per gli altri, non è la conseguenza di certe scelte e azioni, quanto le cause di quelle scelte e di quelle azioni. "Hai fatto tu questa scelta e ora ne paghi le conseguenze". Quindi il silenzio è sempre la strada preferibile.

Così, sono finito schiacciato: il rischio di un 2004 bis molto concreto.

Commenti

  1. Il lavoro ci assorbe fin troppo tempo, per fortuna sono pieno di passioni per riempirmi tempo, giornata a cervello, altrimenti il lavoro davvero ci renderebbe tutti novelli Atlante costretti a tenere su la volta del cielo, ma sacrificabili alla prima occasione utile. Cheers!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Infatti le passioni sono vitali per evitare di diventare degli zombie :)

      Elimina
  2. Queste riflessioni come ti ho già detto le trovo molto interessanti, ma essendo riflessioni personali non riesco a non entrare de panza sull'argomento :D D'altronde il lavoro del commentatore qualcuno deve pur farlo.
    Mi chiedo e ti chiedo, anche in base al commento che mi avevi scritto nel post precedente, perché è così importante il giudizio altrui? Nell'altro post era un "sentirsi attaccato per un'ora perché per lavoro gestisci un sacco di dati sensibili" come se fosse colpa tua la cosa, o una cosa che succede solo a te. Alla fine tanti lavori comportano situazioni delicate. Qui spunta la famiglia giudicante che ti dice cosa dovevi fare. In tutto questo io non trovo te, non trovo la voglia di fare delle scelte con tutto ciò che comportano. Il senso di colpa non lo trovo una giustificazione, ma non capisco perché sentirsi in colpa per qualcosa che alla fine hai voluto. È lì che arriva la bicicletta da pedalare secondo me. Ora, so che la tua è una riflessione a ritroso, ma mi par di capire che oggi ti trovi in una situazione simile, per cui come Ryan Gosling ne Le pagine della nostra vita, ti domando, tu che cosa vuoi? Non dirmi "non è così semplice" XD

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Graditissimi i vostri commenti :), graditissimi i tuoi commenti Pier.

      In effetti alla base di tutto ci sarebbe la necessità di fregarsene altamente del giudizio altrui, anche se però, secondo me, nei più sensibili questo comportamento produce l'isolarsi dal mondo, perché inevitabilmente la gente ggggiudica. Il problema di fare delle scelte: è chiaro che in me c'è stata la volontà di fare queste scelte, precisando che il mio approccio a queste scelte è sempre stato piuttosto conservatore, mai tendente a rischiare qualcosa. Il problema è che la famiglia dovrebbe fare un salto di mentalità (difficile, a quanto pare :)): quando uno ha un problema, bisogna cercare di risolverlo questo problema, non dire "ah ma se facevi così non avevi questo problema". E poi i troppi confronti, quello lavora così, guadagna così, è sposato. Non è dunque solo un problema di giudizi, ma anche di confronti.

      Relativamente a cosa voglio oggi: il lavoro mi piace, non mi piacciono certe dinamiche che si sono create negli ultimi tempi: se vuoi viaggiare come una Ferrari, devi dotare la tua macchina di componenti di alto livello, altrimenti ti tieni la tua Williams; non farai i tempi come una Ferrari, ma ti diverti lo stesso :). Il problema paradossalmente non è in me, ma è intorno a me, per cui ci posso far poco.

      Dici bene che la situazione ad oggi è simile a quella di questi post 'a ritroso', anche se il fondo toccato a maggio penso di averlo risalito :D.

      Elimina
  3. Ovvio, si stava per aprire una fasse "bassa" ma è normale, perché la vita è fatta di queste cose.
    Sentirsi realizzati è una bella cosa (chi l'ha detto che bisogna avere moglie e figli? zzà, via! XD), come è anche ovvio che il rimprovero maggiore sia quello a cui fai cenno.
    Tutti ci sentiamo dire quella frase, peché tutti abbiamo sbagliato qualcosa o fatto di testa nostra :)

    Moz-

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì, penso sia comune a molti, vedersi rimproverati per le scelte fatte. Ma è sbagliato! Bisogna sempre guardare allo stato di fatto in cui ci si trova, non al passato e ai bivi presi.

      Elimina
  4. no, il silenzio è un'arma a doppio taglio, e fa tanto rumore Ricky ,credimi. sai che nessuno mi hai detto quella frase? magari se l'avesse fatto chi dico io mi sarei risparmiata anni di incertezze ,adute . Però questo è il vivere con il brutto e il bello :)) (si lo so, ho divagato )

    RispondiElimina
    Risposte
    1. A quale frase ti riferisci in particolare? :)

      Elimina
  5. A proposito del libro che hai letto, ho cominciato ad andare male quando i fumetti hanno iniziato ad essere più di 2-3 (prima media), dedicavo ogni momento ad essi, anche durante le lezioni... altro che per le donne! Anzi, per loro ho avuto anche miglioramenti in modo da fare studi in comune (metà liceo).
    Va be', scusa l'uscita dall'argomento su cui non ho nulla da aggiungere se non i miei soliti complimenti per profondità e modo di scrivere!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Che "scusa l'uscita", direi che è pienamente in tema! Ogni commento arricchisce il post. E si racconta un po' le nostre disgrazie adolescenziali :) Grazie per i complimenti :)

      Elimina
  6. Un cantante ha scritto "Ognuno di noi ha una propria caratteristica speciale: qualcuno sa parlare bene, qualcun'altro sa stare bene in silenzio". Chi giudica, lascialo parlare. Perdere colpi è normale, non siamo mica macchine (che poi, perdono anche loro vè!)... l'importante è trovare la forza di essere noi stessi, sempre. Perché, parliamoci chiaro, a 35/40 anni, il carattere non si cambia mica più in modo radicale... così siamo e così rimaniamo...
    Alle volte non serve il lavoro o la moglie o i figli per essere realizzati... oddio, qualcosa aiuta eh! Ma ognuno si realizza nella propria dimensione, apprezzando anche altre cose che, seppur piccole, forse sono più "importanti" per certi altri versi.
    La famiglia poi, per me, dovrebbe sostenere le scelte che tu fai, a prescindere, spronarti a non buttarti giù, se vuoi anche a sussurrarti dei consigli, ma alla fine le scelte devono essere tue, perché tua è la vita, sei tu che pedali... ma loro possono fare il tifo a lato della strada!
    A me un'insegnante delle superiori aveva detto "Non mettetevi insieme a ragazzi molto più vecchi di voi... perché vogliono una cosa sola!"... ammazza che megere... :D
    Secondo me una ragazza non ti avrebbe fatto così male, sia alle medie, sia ora, sia in futuro... poi vedi tu!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Fa male alla ragazza, chi c'è passata alla fine non è che sia stata quest'esperienza entusiasmante :D (vedi, non sono persona priva di autoironia).

      Mi fa piacere leggere le tue parole sulla famiglie, che dovrebbe spronarti, aiutarti e sostenerti...poi ci stanno benissimo i consigli, ovviamente! Dici bene, il tifo a lato della strada. Non metterti gli ostacoli in mezzo alla pista ciclabile...

      Elimina
  7. Io conto i denti ai francobolli al lavoro. Avrei potuto fare di più, al lavoro, ma non me la sento e non sono tagliato, mi consolo col classico "troppo buono", ma confina pericolosamente col "troppo scemo", non lo nascondo.. i rimproveri me li faccio spesso da solo, ma mi perdono anche con la stessa velocità.. vivo di scrittura, di poesia, di letture, di cinema e teatro.. ma che me importa a me?... lo mandassero avanti gli altri 'sto mondo..

    RispondiElimina
  8. ... ma pure di fotografia... ahahah

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Infatti la conclusione è quella, a cui arriverò: lasciamo agli altri, il compito di mandare avanti il mondo, attraverso gli hashtag, i link bufalari e tutte le loro convenzioni :)

      Elimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

Curiosità su Benjamin Price-Genzo Wakabayashi, il mitico portiere del cartone "Holly & Benji"

E' il mio personaggio preferito del cartone animato "Holly&Benji" e del relativo manga "Capitan Tsubasa". Ecco le curiosità sull'estremo difensore della Nankatsu (New Team) e dell'Amburgo.



IL VERO NOME: Benjamin Price, detto Benji, si chiama in realtà Genzo Wakabayashi. Ebbene sì, ecco cosa significava quel W Genzo stampato sul berrettino.


NON E' IL PROTAGONISTA: il protagonista di Capitan Tsubasa è appunto Tsubasa Ozoora, Holly Hutton. Genzo è solamente uno dei co-protagonisti. Immagino ora non siate più stupiti per il fatto che non appaia mai nella seconda serie del cartone animato.

LE DIVISE: Genzo indossa ai tempi della New Team una maglia rossa con pantaloni della tuta nera (eh sì, nel cartone animato è una maglia arancione con pantalone rosso). Nell'Amburgo invece veste la casacca azzurra con maniche blu navy e le tre strisce adidas azzurre, pantalone della tuta blu navy, completo tipico delle squadre Adidas dei primi anni '80. Un…

Le quattro canzoni degli 883 che hanno fatto la (mia) storia

Max Pezzali e gli 883, con mia grande sorpresa, sono un mito per tantissimi, nella blogosfera. Quando c'è un tag sull'infanzia, Max e la sua storica band (inizialmente un duo, in realtà) spuntano sempre fuori nelle varie citazioni. Mi fa sorridere ricordare che ero l'unico, tra i miei amici, ad ascoltarlo! E poi era opinione comune che le canzoni degli 883 fossero banali e c'era anche chi riempiva di disprezzo chi le ascoltava (o forse disprezzando me, disprezzava le canzoni che ascoltavo. Vabbè). Io, come spesso accadeva in gioventù, ero fiero di andare controcorrente. E siccome siamo nel cuore dell'estate e le canzoni degli 883 hanno fatto sempre da colonna sonora alle mie estati, ho deciso di pubblicare questo post. In realtà ho scelto quattro canzoni che hanno qualcosa di più: un legame con alcuni momenti della mia vita.

O ME O QUEI DEFICIENTI LI'



Gli 883 hanno sfatato per me il tabu' delle parolacce, anche se, ovviamente, quando cantavo i loro brani, l…

I cinque portieri più forti di Capitan Tsubasa-Holly e Benji

Prendiamo in considerazione la versione italiana del manga che comprende anche i volumetti del World Youth.



Oltre 50 volumi di manga (quelli tradotti e importati in Italia), diverse trasposizioni in anime. Capitan Tsubasa è un fenomeno mondiale amato da tantissimi, bambini e adulti. Da appassionato di portieri, non potevo non cimentarmi nella classifica dei cinque migliori portieri.


L'escluso: Ken Wakashimazu (Ed Warner). Per molti questa mia esclusione può essere una nota dolente. Il portiere, idolo di molti per il suo look e per il suo stile da karateka tra i pali, in effetti da bambino rivaleggia alla pari con Genzo Wakabayashi-Benji Price. Al termine del terzo campionato delle scuole superiori, il distacco con il rivale è però marcato: Warner gioca in una squadra scolastica, Benji nel settore giovanile dell'Amburgo. Con la maglia del Giappone, Warner subisce spesso molte reti. Ad esempio: ferma il tiro infuocato di Schneider, ma solo quello calciato dall'area dell…