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Prosopagnosia (la mia)

Riflessioni personali, sulla mia vita, ascoltando 'Prisoner 709', l'ultimo disco di Caparezza. Parte prima.



"Non mi riconosco più, prosopagnosia". Nel mio caso non mi hanno riconosciuto, qualche anno fa. Mi hanno detto: "Non sei più te stesso, ora sei diventato più sburone". Sburone, parola che si usa dalle mie parti per definire una persona presuntuosa, che sopravvaluta se stesso.

Chi ero prima? Un topo di biblioteca o un secchione, il 'bambocci' non ancora cresciuto che ancora leggeva Topolino, quello che faceva tappezzerie nelle serate di festa, se alla festa era invitato perché molto spesso non avevo questo privilegio.

Per un periodo, iniziato con il mio inserimento duraturo nel mondo del lavoro (febbraio 2009), sono in effetti cambiate alcune cose. Mi sentivo come un bambino nel paese dei balocchi, vicino al boss: mano nella mano con un babbo divertente che in fondo non ho mai avuto. D'altra parte ero giovanissimo, se rapportato all'età media dell'ambiente che avevo iniziato a frequentare. Avevo iniziato il mio cammino con un piccolo bagaglio sulle spalle, un bagaglio destinato a ingrandirsi, passo a passo. Il calcio di serie B (per chi non segue il calcio, la serie B non è una cosa riduttiva), gli eventi, le conferenze, i personaggi famosi. Le cene aziendali, così grandi e maestose. Le belle donne.

Per poco meno di un annetto ho tenuto i capelli lunghi. Ho proseguito un percorso di dimagrimento naturale, cestinando bibite gassate e limitando i dolci. "Non ti riconosco più": purtroppo quella frase non si riferiva all'aspetto fisico.

Ero sburone? No, solo felice.

Venivo da periodi in cui mi vergognavo nel farmi vedere in giro, fuori dall'ambito del campo sportivo, più perdente del perdente che già ero. La domanda di rito, che tanto mi spaventava, era finalmente diventata uno sgradito e lontano ricordo. Camminavo finalmente non più come un ninja. Prima mi nascondevo, ora invece la mia voce entrava nella quotidianità di molti e per molti era entrata a sorpresa.

Erano cambiate alcune cose, ma non io, semplicemente e finalmente mi sentivo accettato dalla società. Non ero più un topo di biblioteca, un secchione, anche se apprezzato da capi e colleghi. Non facevo più tappezzeria e addirittura ballavo in prima fila, attaccato a quella ragazza che aveva fatto breccia nel mio cuore, per la quale avevo fatto anche una piccola follia. Sono arrivato anche a sentirmi attraente nei confronti delle donne.

Gli altri non mi riconoscevano più, prosopagnosia. Nel contempo però io non riconoscevo più la realtà. E' questo è stato un fatale errore.

Commenti

  1. Spesso la coscienza di sè prevede la disconoscenza di cosa e chi ci gravita attorno. Io a 58 anni mi sento ancora nella fase start. Mi crescono tutti attorno e io li guardo con l'occhio di chi non capisce perché la gente molla le proprie fantasie e prende treni che gli stanno visibilmente stretti. Ma forse sono peggio io che resto in stazione attendendo il treno dei sogni che non passa mai. Intanto sono un piccolo Hanks in Terminal: vivo qua dove tutti transitano, mi cibo di sogno palpabile e colleziono dubbi, li spolvero quotidianamente e guai a chi mi suggerisce di frullare tutto e salire su uno dei tanti treni o aerei che mi fanno l'occhiolino. Qualcuno la dovrà pure gestire 'sta fabbrica delle illusioni... ;)

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    1. Hai una grande sensibilità Franco, questo ti fa onore. Citando un precedente post, su un'altra canzone di Caparezza, sei proprio l'esempio di chi 'sa stare bene', facendosi superare e uscendo fuori dal tempo: mai più azzeccata fu la metafora con il personaggio di Tom Hanks in the Terminal.

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  2. Penso che trasformazione faccia rima con evoluzione, questo mi dice anche che con le rime se la cava meglio il Capa di me ;-) Detto questo il disco è molto bello, ascoltato un paio di volte che non sono affatto abbastanza per il testi complessamente semplici di Caparezza. Devo dire che i due singoli, nel loro essere opposti, cascano a fagiolo per questo periodo e questo dice del mio paradosso.

    Il disco sembra perfetto per fare da sottofondo mentre il cervello elabora riflessioni personali, come hai fatto tu in questo post in cui devo dire in alcuni passaggi mi sono riconosciuto. Ho iniziato la giornata con “La chiave” in cuffia, pensando a cosa potrei dire al me stesso adolescente di allora, insomma, ti romperò le scatole per le prossime parte di questa tua introspezione in musica, detta così sembra una minaccia però! ;-) Cheers

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    1. Pensa che io sto ascoltando il disco, ma sono fermo alla traccia dodici (l'uomo che premette) proprio per farlo mio, perché Caparezza è un artista che non può essere ascoltato come i pezzi mordi e fuggi che girano in radio.

      Nel fare questo ascolto profondo poi emergono pensieri, riflessioni.

      Comunque in 'La chiave' è l'adolescente Michele che parla a Caparezza, non il contrario, anche se in genere si potrebbe pensare che sia più logico il contrario. Grande pezzo 'La chiave', con Prognopagnosia e Ti fa stare bene i miei tre pezzi al top di questo disco. Seguono quello con Gazzè e l'uomo che premette :D

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    2. Impossibile dedicare ai dischi di capa un ascolto veloce, questo poi in particolare mi sembra particolarmente denso, infatti come vedi sono ancora fermo ai primi ascolti e alla prime possibili interpretazioni delle canzoni. Fin dalla “Titletrack” era chiaro che sarebbe stato un disco da elaborare, per altro “Prisoner 709” mi piace un sacco, quasi un altro pezzo teorico sulla musica (e i suoi formati)

      “L’uomo che premette” davvero un ottimo pezzo, mette alla berlina tante idiosincrasie molto in voga. Cheers!

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    3. Prisoner 709 è una canzone estremamente raffinata...geniale, geniale il nostro Capa!

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  3. Un percorso comune a molti, perché in sostanza si tratta di uscire dall'adolescenza (anche il più figo dei fighi è insicuro, eh) per entrare in un'altra realtà.
    Dici di aver perso di vista la realtà. Ma forse solo quella del passato.

    Moz-

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    1. Diciamo che in realtà dall'adolescenza se esce intorno ai 18 anni :D, nel mio caso si parla di 26 anni :D.

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  4. Wow, siamo tutti in ascolto di Caparezza da una settimana a questa parte, insomma! Comunque ti dico una cosa: la gente un po' "sburona" (noi diciamo sborone o spandone), quella che lo è ma non in modo antipatico, a me piace. In fondo perché uno non dovrebbe essere felice di sé? Stiamo tutti qui a dare lezioni di autostima a chi non ne ha, poi appena uno ne ha un po' allora non va più bene?
    Comunque la strada per trovare la propria dimensione non è semplice, chi ci arriva prima, chi dopo, chi solo in parte, chi mai...

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    1. Ciao Miky, sì, infatti mi piace sentire persone che come me sono appiccicate al cd del buon Capa! Il confine tra la presunzione e l'autostima è un po' labile, ma in effetti è così: spesso la felicità viene confusa per un volersi mettere al di sopra degli altri. Come se fosse un reato ostentare felicità mentre gli altri magari sono un po' immusoniti!

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  5. Grande per i capelli lunghi, io cambio look di continuo ma il lungo resta il mio preferito.

    Su di me per fortuna non hanno effetto le bibite gassate (ma voi di lo dite con una esse?), potrei morire senza, soprattutto l'acqua, preferisco disidratarmi che bere quella liscia. Poi bevo una cosa come 3 litri di birra al giorno...

    Comunque un po' ti capisco, la mia vita sociale era nella media ma solo grazie ad un grande sforzo, da introverso quale solo. Poi un giorno mi sono rotto le palle e ho dato un calcio in culo a quell'Emanuele.

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    1. gasata da noi significa sburone :D. Il capello lungo è ormai abbandonato da tempo (soprattutto ora che c'è molto sale tra il pepe :D). Però, hai un bello stomaco :D

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    2. Ah non lo sapevo, i camerieri all'albergo dove andavo a Viserba dicevano sempre "gasata" con la esse quasi come una zeta... io guardavo i miei "ma chi è, che dice questo?", scherzo, andandoci fin dai 2 anni capivo benissimo.

      In compenso ho il fegato quasi da buttare, se fossi un donatore non lo accetterebbero.

      Il capello lungo e brizzolato mica è male, ricordi De Niro quando li portava lunghi, mi pare fossero gli anni 90.

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    3. invece hai ragione tu! Il romagnolo vero dice 'gasata' :D.

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    4. ahhah in effetti gasata significa persona che si dà gas :D

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    5. A scorreggie? Gasato in italiano vuol dire su di giri. L'acqua per me è semplicemente "firzzante", non uso né gasata e né gassata.

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    6. ahhahaha :D ma noi in Romagna siamo bifolchi :D

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  6. Ciao Rikyyyyy, sono tornataaaa :-D
    Mi sono persa diversi post (in realtà li leggo sempre tutti) ma sono contenta di tornare proprio su questo.
    Capisco bene quello che hai scritto, quello che ti hanno detto. Mi è capitato lo stesso qualche anno fa. Proprio in base a quella esperienza ho modificato ed aggiornato addirittura la descrizione del mio blog, da me.
    Non dimenticherò mai quando quella persona mi disse "sei cambiata, non sei più tu". Ed il tono di disprezzo che usò verso di me. All'inizio mi sentii in colpa, sbagliata. Credevo di essere diventata qualcosa che non dovevo essere, di aver commesso chissà quale torto. Con il passare del tempo, invece, ho capito tutto. Oggi non provo neanche più rabbia per quella persona, non provo rancore, nulla. Mi fa solo molta pena.
    E mi fa pena anche chi non riesce a cambiare rimanendo se stesso. Chi disprezza l'evoluzione altrui, guardando con sospetto il desiderio di migliorare, di non rimanere sempre e solo fermo.
    Hai fatto bene a diventare quello che sei, soprattutto se questo ti ha permesso di essere felice più di prima. Se gli altri non riescono a gioirne non è un problema tuo..non lo sarà mai.

    "Non sopporto le persone che ti dicono: non cambiare mai. È il consiglio di chi ti odia. Se hai un cervello e un cuore, è normale che cambi di fronte alle sollecitazioni della vita. "Non cambiare, resta quel che sei". E come fai quando tutto il resto cambia, le abitudini, il calendario, le esigenze?"
    Cit. Tiziano, ovviamente :-D *.*

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    1. Bentornata :D come stai, tutto bene? Mauri?

      comunque ti sei persa sostanzialmente solo questi due post che puoi ora recuperare (o commentare nel caso tu abbia già letto :D)

      http://rikynova.blogspot.com/2017/08/1998-i-ricordi-di-unaltra-estate-per.html

      http://rikynova.blogspot.com/2017/09/linfanzia-in-un-tag-le-mie-cinque-scelte.html

      Ciò detto: io credo che il cambiamento in realtà sia semplicemente una crescita. Noi siamo quello che eravamo da piccoli, solo che le sollecitazioni della vita ci chiamano spesso a modificare il nostro approccio alle cose. Ma siamo sempre noi stessi, te lo garantisco. Poi per carità ci sono anche casi di persone che da piccoli sono giorno e da grande notte :D

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    2. Mi rispondo da solo alle domande, leggendo il tuo post XD

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    3. Non importa, è sempre carino chiedere :)
      Quindi come vedi più o meno tutto bene, anche per Mizio che sta e starà accanto a suo papà sperando che possa andare sempre meglio :) è un percorso duro, ma è comunque qualcosa che permette di sperare e soprattutto di lottare quindi incrociamo le dita.

      Quanto al post, hai detto benissimo: si tratta di crescere, di affrontare cose diverse o di affrontare le stesse cose in modo più maturo. Che tristezza chi non lo capisce; chi vorrebbe vederti sempre uguale solo per tenerti al guinzaglio

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    4. Rinnovo l'in bocca al lupo qui :D. Diciamo non è tanto per tenerti al guinzaglio, ma paura che una persona possa superare i propri punti deboli e le proprie debolezze, secondo me :D

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    5. Nel mio caso si, era per quello. "Sei cambiata, bleah", solo perché non volevo più stare dov'ero. Solo perché avevo aperto gli occhi, ero cresciuta ed avevo capito di dover cambiare strada. "Sei cambiata, non sei così", come se qualcuno può dirmi cosa sono o no. Come se qualcuno possa arrogarsi il diritto di fermare la nostra crescita, di dirci una cosa del genere.

      Nel mio caso era davvero un modo per convincermi a restare, per farmi sentire in colpa e sbagliata.
      In generale, invece, la tua visione è del tutto giusta :)

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    6. Mi piace l'uso del 'bleah' :D io conoscevo il 'puah'

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  7. come dicevo nell'altro commento sul Capa il cambiamento è una cosa naturale delle persone, chi non lo capisce è uno stupido, qualsiasi cosa che impariamo, leggiamo, guardiamo in qualche modo ha un influenza nella nostra persona. Pure io se ripenso a dieci anni fa ai primi giorni di lavoro trovo un ragazzo diverso dalla persona che sono oggi, sempre fedele a me stesso nello spirito ma indubbiamente cambiato, più maturo.

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    1. Maturo, è questo il cambiamento. Però io sono sempre quello che ero da piccolo sostanzialmente :) solo cresciuto (spero ahha)

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