La mia passione per Topolino come è nata: 30 anni di lettura del mitico fumetto


A giugno festeggerò 34 anni, trenta dei quali in compagnia delle letture del fumetto con la storica costina gialla: Topolino.
Spinto dall'amico MikiMoz, ho deciso di raccontarvi come è nata e come si è sviluppata questa passione per Topolino. Una passione trasmessa da mia sorella, più grande di me di 6 anni, lettrice occasionale diventata più accanita proprio intorno a metà anni '80.

Il calcio, nella forma di uno storico Guerin Sportivo e di alcuni album di figurine, mi ha aiutato a sviluppare la lettura e la scrittura prima di frequentare la scuola elementare (leggi QUI); ma Topolino ha avuto un ruolo di primissimo piano nella mia formazione. Nella foto iniziale ho messo assieme l'ultimo Topolino uscito in edicola e il mio primo, vero Topolino, quello che ho sentito mio: ottobre 1987, avevo quattro anni e adoravo la storia di Paperino Acchiappafantasmi.

La passione per il fumetto nasceva prima di tutto dalle splendide pubblicità che lo arricchivano, in primis quella di He-Man, la serie culto della mia infanzia assieme ai Filmation's Ghostbusters. Ho usato questo termine, serie, perché non ero proprio un fan accanito del cartone, ma dei personaggi: i miei primi giocattoli, tolte le macchine e gli altri gingilli della primissima infanzia. Ma piano piano scoprii tutta la bellezza della produzione di storie Disney: partendo da quelle che magari potevano attirare più facilmente la mia attenzione, a tema calcistico ad esempio, o con presenti scene di calcio. Paperino Acchiappafantasmi è ancora l'esempio perfetto (sì, c'era anche il fantasma di un portiere di calcio!), ma posso citare nel n.1715 (foto sotto, qui siamo nel 1988) la stupenda "Topolino e l'ambita coppa" di Bruno Sarda, con tanto di parodia di Giovanni Trapattoni! Pippo diventava un invincibile saracinesca tra i pali, grazie ai guanti di un pro-pro-pro zio. Inoltre c'era anche un'affascinante trama gialla legata alle peripezie calcistiche del Topolinia.

Così divenni uno dei più accaniti lettori di Topolino. Quando stavo poco bene ed ero costretto a rimanere a letto, costringevo mia madre, o talvolta mia sorella, a leggermi una storia. Mia sorella, pur essendo piccola, era assai brava a dare le intonazioni giuste; mia mamma invece era un po' più meccanica. Spero possiate comprendere quanto questo piccolo gesto della loro lettura sia diventato uno dei ricordi più forti ed emozionanti della mia vita.

Crescendo ho naturalmente migliorato la mia lettura e la comprensione, diventando un vorace consumatore di prodotti marchiati Disney: tra gli anni '80 e i primi '90 la mia collezione si è arricchita dei Classici, dei Grandi Classici, dei Mega Almanacco diventati Mega 2000, dei Paperino Mese, fino ad arrivare a Paperinik (la prima serie di raccolte di storie dedicate al vendicatore mascherato) e Topomistery.

A scuola, ogni martedì portavo il Guerin Sportivo nella cartella, il mercoledì il Topolino. E nell'intervallo leggevo spesso, rendendomi sicuramente uno scolaro atipico (anche se non disdegnavo affatto il gioco con gli amici).

Il primo vero cambiamento è arrivato intorno al 1994, anno in cui ho iniziato a frequentare la scuola media. Ho cessato l'acquisto di fumetti Disney diversi da Topolino, anche perché nei Grandi Classici e nelle altre pubblicazioni mensili iniziavano ad essere ristampate storie già in mio possesso. Ma il Topo continuava ad essere mio compagno di vita, benché iniziasse a suonare il refrain "è una lettura da bambino", specie da parte di chi era solito portare in cartella i giornali porno (la visione da me orgogliosamente rifiutata, ma anche questa sarebbe un'altra storia da raccontare). Tuttavia in questo periodo della mia vita c'è un gustoso aneddoto da raccontare. Tutta la classe fu costretta (questo verbo cala a pennello!, non lo comprava nessuno altrimenti) ad acquistare Topolino in due occasioni, una volta dal professore di storia dell'arte, una seconda dalla professoressa di italiano (la stessa che una volta ci fece una lezione sui Librogame di Lupo Solitario!), per fare dei lavori in classe e una speciale lezione sul fumetto. Quei due mercoledì a Novafeltria fu boom di vendite di Topolino. E io? Beh, io non avevo bisogno di essere costretto a comprare Topolino.

Nella primavera del 1996 arrivò poi l'innovativo Paperinik New Adventures e fu l'occasione per riacquistare un fumetto Disney diverso da Topolino. Comprai i primi numeri, fino all'estate 1997.

Successivamente iniziarono i tempi delle scuole Superiori, al Liceo Einstein di Rimini. Topolino iniziò ad essere marchio di infamia.
Quegli anni furono duri. Ho avuto la fortuna di conoscere splendidi compagni di viaggio, ancora oggi miei carissimi amici. Ma anche quella di vivere l'ambiente scolastico nei suoi aspetti più ostici. Nella mia classe taluni soggetti erano soliti sparare soprannomi e il sottoscritto era tra le persone con più appellativi: si andava dal "Dalmata" (eh già, la forfora è stata sempre una mia nemica, per questo al mese tra barbiere e prodotti oggi spendo dai 50 ai 100 euro) al "Vulcanpus" (riferimento all'acne, con un gioco di parole oggettivamente simpatico che richiamava la "Vulcangas" di Rimini), fino al famigerato "Pupazzi". La citazione del ragioniere Fantozzi (il cui cognome, nei film di Villaggio, era costantemente storpiato dai superiori) e quel "Pupazzi" erano il modo per mettere alla mercé una mia visione di vita ritenuta troppo infantile, non solo perché non pensassi ai vestiti firmati e alle donne (ah beh, certo per come mi presentavano loro non è che poi avessi molte possibilità!). Quindi capite bene che dire "leggo Topolino" era gettare benzina sul fuoco. Nonostante tutto, continuavo a comprarlo e a leggerlo, nascondendo questa mia passione. Che ad ogni modo si faceva più flebile: un po' per pressioni ambientali, un po' per un calo netto qualitativo delle storie, un po' per la concorrenza dei videogiochi del computer (eh già!), un po' perché anche parte di me era convinta che di Topolino si potesse fare benissimo a meno. Ma un'altra parte di me, un fuoco che avevo dentro, impediva la separazione da questo mio compagno di vita.

Arriviamo così al giorno d'oggi: non ho mai perso un numero di Topolino. Ho comprato su Ebay l'intera prima serie di Paperinik New Adventures. Quando Topolino è passato alla Panini, ho comprato tantissimi fumetti. Ho ripreso a collezionare i Grandi Classici, ho comprato Paperinik Appgrade. Non posso fare foto della mia collezione, perché dovrei scattarne diverse, visto che ho due librerie e mezze piene di fumetti Disney. Per molti alla fine è un segreto: non tutti sanno della mia collezione. E anche giovedì sera, durante una pizzata, un commensale ironizzava su una persona che sbandierava la sua passione per il mondo Disney, in particolare per Zio Paperone. Io ho fatto finta di nulla, ma guardavo il bicchiere d'acqua e immaginavo di alzarlo: brindando ai miei 30 anni di vita in compagnia del mitico fumetto con le orecchie nere e la costina gialla.

Commenti

  1. Non ho questa memoria dettagliata sull'argomento.. certo ero un fruitore assiduo di Topolino, ma ricordo che preferivo di gran lunga le storie con Paperino, Zio Paperone, Gastone, Qui Quo Qua, i Bassotti e, soprattutto Paperinik . E sono cresciuto con un desiderio perverso e mai soddisfatto: sapere di che caxxo sapesse quello spettacoloso stufato di Nonna Papera... ;)

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    1. A me è sempre piaciuto tutto, nel senso che la differenza la faceva e la fa l'autore...

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  2. Apprezzo molto questo articolo, soprattutto nella candida dichiarazione della propria sfiga adolescenziale (di cui ero anch'io un grandissimo esponente). Fortunatamente, con il senno di poi, possiamo dire che noialtri eravamo semplicemente dei diesel. Quelli che al tempo facevano i fighi gettando la merda sugli altri ora sono laureati all'università della vita e postano "condividi se sei indignato" su facebook, perché alla fine anche a loro è arrivata la sfiga e non riescono a capire il perché, dunque è colpa dei poteri forti.

    Per quanto riguarda Topolino, sia io che la signora Exvideogiocatore abbiamo al Vecchio Paese una discreta collezione (la mia termina intorno al 1995, quando topolino cercò la svolta "cool" e si autodefiniva "il topo"), e tremo al pensiero di dove faremo stare tutti i volumi che porteremo nel nostro appartamento ad uso e consumo della prole.

    Attraverseremo quel ponte quando ci arriveremo, come si suol dire.

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    1. Avendo smesso di acquistare Topolino nel 1995, allora non hai conosciuto i tempi bui della produzione Disney...comunque cerca un bello spazio per tutti i volumetti...hai un vero "tesoro".

      Per il resto ringrazio di cuore per il tuo apprezzamento: alla fine si tratta della mia vita e non ho paura di censurare nulla; tanto, quello che è avvenuto è avvenuto...la storia non si può riscrivere, solo raccontarla.

      Ed è curioso anzi che probabilmente ho più cose da dire e da raccontare di molte altre persone laureate all'università della vita, che pure hanno e avevano vite molto più movimentate. Ma poi si tratta solo di quello che Caparezza cantava meravigliosamente in "fuori dal tunnel": gente che usciva tutti i weekend, ma poi, salvo l'alcool, non aveva nulla da fare e da raccontare. Poi per carità, tutto fa brodo nella ricerca della propria anima gemella: trovata essa, l'affanno dell'uscire a tutti i costi sparisce.

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    2. Mah io ricordo uno degli ultimi topolini che presi, in cui c'era una storia con disegni fatti alla fallo di loppide dal terribile studio comicup, in cui tip e tap creavano una fanzine sugli artisti di strada. Praticamente avevano imparato due parole nuove, "Buskers" e "Fanzine" e ci avevano fatto una storia sopra che era veramente la merda. Altro che salto dello squalo, mamma mia.

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    3. A memoria, ancora la crisi doveva iniziare :D. Ps non sapevo il significato del salto dello squalo, non si finisce mai di imparare.

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  3. Bene, sono contento che tu abbia raccontato questa cosa.
    Non è così dissimile da ciò che è accaduto a me e che era in programma di raccontare.
    Ma, se ci può stare alle superiori (di allora, eh, oggi non sarebbe così), non mi spiego il tizio della cena di oggi.
    Cioè, è lui a essere fuori tempo, avresti dovuto farglielo notare e anzi metterlo alla berlina davanti a tutta la tavolata... :)

    Moz-

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    1. ahah, in effetti, nel caso specifico della cena, non ne valeva la pena..

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    2. Vale sempre la pena sputtanare gente ignorante :)

      Moz-

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  4. Volevo soffermarmi non tanto sui fumetti perché non ne sono appassionata (anche se chi non ha mai letto Topolino? A proposito, siccome ho sempre amato leggere mi ricordo che, alle elementari, mia mamma mi comprò un diario per la scuola nelle cui pagine c'erano le vignette che potevo quindi leggere) ma sulla cattiveria dei ragazzini. E' una cosa che mi tocca sempre, non perché io ne sia stata vittima mai (anche se, come detto nel mio post, non ero certo popolarissima i primi anni delle medie ma non sono mai stati così cattivi sinceramente) ma perché non ne capisco proprio il motivo.
    Mi metto nei panni di chi viene preso di mira e so che non mi piacerebbe così come non sopporto la cattiveria gratuita, quindi io non sono mai stata (non che io ne abbia memoria da piccola) così con nessuno, anzi.

    Se ti può consolare una bella ragazza come me avrebbe snobbato proprio violentemente quelli che si facevano i fighetti nella tua classe xD Probabilmente li avrei presi a zainate (...non dirò che questo sia mai successo nella mia vita scolastica...ma neanche che non sia mai accaduto..... xD) fino a rimetterli coi piedi per terra. Così come rabbrividisco per quelli che fanno sfoggio di una ferrata cultura sui giornaletti stile Playboy o che hanno avuto un sacco di donne e ne se vantano pure. Cioè bleah :-Q

    Tutto questo per dire che cosa?
    In primo luogo che mi piace molto che tu scriva così apertamente di cose non piacevoli, di prese in giro o di piccoli difetti tuoi esteriori che molti invece tendono a nascondere, sentendosi a disagio.
    In secondo luogo, che le passioni non hanno età o sesso o altro; sono tutte degne di essere vissute (finché lecite almeno xD) senza subire alcuna presa in giro. Quindi fai benissimo a tenerti stretto la tua collezione senza dover dare spiegazione a nessuno della cosa; chi non capisce si può fregare allegramente :)

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    1. grazie per le belle parole :) fanno sempre piacere.

      Di sicuro, se tu fossi intervenuta a zainate, saresti stata molto coraggiosa: alla fine non conveniva prendere le difese dello sfigato. La prima regola per la sopravvivenza è farsi i cavoli propri XD. Un po' come nel selvaggio West.
      Comunque dei soprannomi quello che mi feriva più era "bambocci" perché era una sorta di rifiuto della persona che ero, nel bene o nel male. Ma adesso ci rido su, nel senso che poi ognuno prende la propria strada e amen. La cosa peggiore è che, compresa la regola di farsi i cavoli propri, a quel punto ho messo una corazza che mi ha un po' isolato dal contesto, ma anche qui, pazienza. Per fortuna c'era altro oltre all'ambiente della classe...c'erano i miei "padana boys" :D e alcuni di loro sono ancora miei carissimi amici.

      ps comunque rassicuro, acne e forfora erano inevitabilmente moltiplicati dagli ormoni della crescita :D, adesso va molto meglio.

      ps 2 comunque anche io ho fruito di soft-core, ahahha, sai com'è, quando il piatto piange...puoi recapitarmi un bleah in via postale :D. Però ho fatto tutto con i tempi giusti, per me...

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    2. Va beh, penso più o meno tutti i ragazzini facessero questo tipo di letture...però un conto è essere dei pervertiti ed un altro una cosa normale xD

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    3. si si, poi nei tempi giusti :D a 13 anni girare con riviste del tipo "meretrici insaziabili" penso sia mooolto peggio che comprare topolino a 33 :D

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