Intervista al maestro Disney Carlo Panaro: 'Paperino non è solo pigrizia'. Parte 1

Prima parte dell'intervista che il Maestro Carlo Panaro mi ha gentilmente rilasciato. Un onore per me, lettore appassionato di Topolino e delle sue storie.

Carlo Panaro è uno dei Maestri Disney che ha praticamente accompagnato la mia crescita. Ha iniziato a pubblicare su Topolino nel 1986 e ancor'oggi continua a regalare emozioni. Ma Carlo non è solo un grande autore. E' infatti una persona squisita, gentile, con un'incredibile disponibilità verso i lettori. Quando ho ricevuto l'e-mail con le sue risposte, ho provato emozione. Ho provato emozione perché dietro a quelle storie all'apparenza diretta a un pubblico di bambini, c'è una persona di cultura, forbita. E' per questo che il fumetto Disney ha una grande forza: è fatto in primis per i bambini, ma ha piani di lettura che permettono anche agli adulti di leggerlo, inoltre dietro c'è sempre il lavoro di uno sceneggiatore adulto, la sua visione del mondo. Ma leggendo le sue risposte, sono rimasto colpito dalla dovizia di parole spese e dalla perfetta formattazione con cui il testo si è presentato ai miei occhi.

Dopo questo doveroso preambolo, ecco il primo botta e risposta con il mitico Carlo.

1) Il suo Paperino più recente, Carlo, è il mio preferito. E' un Paperino diverso da quello canonico, che come noto è pigro, indolente e pasticcione: esce sempre vincente, molto dinamico e capace di adattarsi e di reagire alle situazioni. Un Paperino che è sempre Paperinik, anche senza il costume, gli stivaletti e i gadget di Archimede. Come è nata questa evoluzione del personaggio?

Ho sempre considerato i personaggi Disney come “maschere” del grande teatro della vita perciò, nelle mie storie, o almeno in quelle più lunghe, ho cercato di non renderli semplici “macchiette”, ma di dare loro un maggiore spessore, evitando di calcare troppo la mano sugli gli stereotipi.
In particolare con Paperino, forse il personaggio Disney che più amo, mi sembrava riduttivo presentarlo soltanto come un pigrone che ronfa sull’amaca e combina pasticci, soprattutto ai danni dello Zio Paperone. Certo, è anche questo, ma, proprio in base a quanto detto all’inizio, ogni individuo (o, in questo caso, papero) possiede mille sfaccettature che ne arricchiscono e completano la personalità.
Già in alcune mie storie degli anni ’90, avevo mostrato un Paperino più dinamico, intraprendente: anch’io mi divertivo con il classico pasticcione, ma mi piaceva molto di più quando mi faceva viaggiare con la fantasia imbarcandosi in avventure che lo portavano in ogni parte del mondo.
Il “mio” Paperino, come lo definisci tu, è il punto d’incontro tra quello italiano ed il Paperino americano: mi riferisco al protagonista delle splendide storie di Barks dei primi anni ’50, come la famosa “Paperino e il mistero degli Incas”, l’avventura delle uova quadre, per intenderci
Ovviamente, poi, come ogni autore, ci ho messo del mio: tutti i personaggi mostrano sfumature diverse a seconda di chi scrive, è normale, così ci sono “tanti” Paperino nonostante sia sempre lo stesso personaggio!
Quindi, nelle mie storie, Paperino mantiene sì le sue tipiche peculiarità (la classica amaca, amica di tanti pisolini, la tendenza a combinare pasticci…), ma, a tutto questo, unisco la voglia di impegnarsi, di vivere avventure in proprio, non solo al seguito dello Zione, il desiderio di riscattare il fatto di non essere prediletto dalla buona sorte con la volontà e, magari, a volte, concludere un’avventura con una piccola gratificazione: un centone, un gelato, un bacione di Paperina…
In fondo, resta sempre lui, il Paperino che tutti amiamo, con i suoi difetti ed i suoi pregi, ma, magari, con un pizzico di voglia in più di riuscire a conquistarsi un posticino al sole…

2) Trentun anni di storie di Topolino e Paperino. Nel corso degli anni come è cambiato il suo approccio alle sceneggiature? Ha pesato la necessità di ridurre la foliazione delle storie lunghe? 

Non ci sono stati molti cambiamenti nell’approccio: sono sempre stato molto duttile adeguandomi volentieri ai diversi metodi di lavoro ed alle richieste che mi giungevano.
In passato, non veniva stabilita la lunghezza della sceneggiatura, i miei soggetti erano estremamente schematici: bastavano poche righe, giusto una scaletta della trama, il grosso del lavoro avveniva in seguito in fase di sceneggiatura.
Da molti anni, però, non è più così in quanto, all’approvazione del soggetto, viene stabilito il numero di tavole: questo non rappresenta un problema per me, perché riesco ad adattare lo sviluppo alla lunghezza concordata, che, generalmente, è quella che io stesso calcolo quando propongo il soggetto.
Vedi, mi sono sempre messo a disposizione delle richieste redazionale: anni fa, mi venivano chieste parecchie storie brevi, oggi, invece, quelle della “lunghezza standard”, cioè 30 tavole e non ho molte difficoltà a rientrarci.
Ovviamente, a volte, mi piace proporre trame più lunghe, in due puntate… cerco di alternarle, senza esagerare, a quelle di 30 tavole che sono le più utili alla composizione di “Topolino”.

3) In tema di sceneggiature, come concilia oggi la necessità di attirare l'attenzione del pubblico di bambini (oggi molto diversi dagli anni '80-'90) e allo stesso tempo di attirare anche i cultori di Topolino, lettori che hanno iniziato da bambini e proseguono ancor’oggi nella lettura?

Il discorso è piuttosto ampio ma cercherò di sintetizzarlo al meglio.
Uno sceneggiatore deve tenersi ovviamente al passo con i tempi… io sono come una spugna: osservo, leggo un po’ di tutto e poi filtro tutto quello che ho “assorbito” unendolo al mio gusto ed alla mia personalità.
Il mondo di oggi è molto diverso da quello degli anni ’80-‘90. Certe tematiche da trattare nelle storie e, quindi, da proporre all’attenzione dei lettori, soprattutto dei bambini, sono più presenti rispetto al passato, per esempio il rispetto per l’ambiente anche nelle più piccole sfumature e “dell’altro”.
I bambini di oggi sono molto più tecnologici rispetto a quelli di 20 o 30 anni fa, ma anche più esposti ai conseguenti rischi insiti nella navigazione sul web.
In generale, la redazione è molto attenta a recepire gli input che le giungono attraverso vari canali, diretti o telematici.
Ti faccio un piccolo esempio: da qualche anno mi è stato fatto presente di evidenziare nelle sceneggiature di non far mai puntare le armi ai cattivi direttamente contro i personaggi, soprattutto se questi sono ragazzini (come Qui, Quo e Qua). Questo per una questione di maggiore attenzione a certi elementi narrativi, oggi accresciuta rispetto al passato.
Quando scrivo una sceneggiatura, perciò, non solo tengo ben presenti tutti i consigli e i suggerimenti ricevuti, ma cerco anche di proporre una trama che possa essere “evergreen”, in modo da piacere ai bambini di oggi, ma anche a quelli che lo erano… negli anni ’80-‘90.
Personalmente, sono soddisfatto quando riesco ad offrire un “piccolo sogno” a fumetti: questo, secondo me, è un valore portante che non ha tempo!

4) Come nasce una sua storia Disney. Ispirazione fulminante e scrittura di getto, oppure un approccio più metodico e ragionato?


Alla base di tutto c’è sempre, come per tutti, lo spunto che può nascere nei modi più svariati.
Alcune volte, lo sviluppo si dipana quasi automaticamente, un pezzo dopo l’altro, fino al raggiungimento della trama completa, ma questo non avviene, per me, di frequente.
Generalmente, costruisco la storia ragionandoci molto su: seguo un processo mentale per cui sviluppo nella mia testa la trama, passaggio dopo passaggio, scegliendo le strade più adeguate e scartando quelle che non mi convincono appieno. Se non approdo a un risultato che giudico interessante, soddisfacente, cestino l’idea, conservando magari lo spunto che può sempre tornare utile in futuro.
A volte, mi capita che, dopo aver scritto un soggetto ed averlo lasciato nel computer per un po’ di tempo, come d’abitudine, per riesaminarlo a “mente fredda”, mi accorgo che ci sono piccole parti da modificare, oltre alle solite limature da effettuare nei vari passaggi.
La stesura del soggetto definitivo è un processo abbastanza lungo e molto impegnativo: a volte ci ripenso nei momenti più disparati… persino a tavola!
Sono sempre molto esigente con me stesso e non propongo mai un soggetto in redazione se non ne sono totalmente convinto, perciò mi capita anche di conservarne alcuni nel mio computer per anni, in attesa di trovare l’ispirazione giusta per sistemare quel passaggio che “non mi convince al 100%”…

5) Una delle prime sue storie che ho conosciuto è "Topolino e il fantastico mondo di Tagoras", una storia fantasy tipicamente anni '80. Da quali opere trasse ispirazione per la realizzazione?


Avevo letto da poco le splendide storie della saga della Spada di ghiaccio di Massimo De Vita. Il mondo fantasy mi ha sempre affascinato: era logico, quindi che quelle storie mi colpissero, oltre ad un film del genere: “La storia infinita”.
Sono stato sempre stato attratto anche dalla mitologia, perciò decisi di unire le mie passioni e di cimentarmi anch’io con una storia fantasy.
Nacque così “Topolino e il fantastico mondo di Tagoras”, la mia quarta storia, in cui fondevo tutte le mie passioni in modo personale: non volevo scrivere qualcosa che somigliasse ad altre avventure o, peggio, che ne fosse la brutta copia. Di qui l’invenzione di situazioni e personaggi nati dalla mia fantasia … per esempio, il Guficorno è una rielaborazione, personale e funzionale alla trama, del mitologico unicorno.
Sinceramente, i disegni non mi sono mai sembrati rispecchiare il tipo di sviluppo grafico che avevo in mente, comunque, a circa trent’anni di distanza, considero ancora Tagoras una buona storia, confortato anche dal giudizio che, all’epoca, mi venne dato da Elisa Penna (vice direttore del “Topolino” Mondadori), favorevolmente colpita dalla sceneggiatura, opera di un quasi esordiente.

Commenti

  1. Ottimo, Ric!
    Bellissima intervista che parla proprio degli anni di Topolino che ho vissuto, e mi piace di come se ne parli facendo un raffronto con l'oggi.
    Amo questi dietro le quinte tecnici. Vero che oggile storie si sono rabbuonite, ma non mi creerebbe scandalo vedere Qui Quo Qua con la pistola puntata...^^

    Moz-

    RispondiElimina
    Risposte
    1. grazie Miki! Vedrai, anche la seconda parte dell'intervista ti piacerà. Il Maestro è stato gentilissimo e come vedi ci ha regalato risposte esaurienti e serie.

      Chiaro che il discorso delle pistole puntate addosso a Qui Quo Qua farebbe più sussultare il "Politically correct" che i bambini, secondo me...E sono sicuro che Carlo su questo concorderebbe appieno.

      Elimina
  2. Ho sempre preferito le storie dell'indolente/pigro/pasticcione/casinista Paperino a quelle del perfettino/precisino Topolino.. probabilmente per assonanze innegabili nella vita reale.. ahahah.. e poi amo Paperinik (sempre perché ai sogni non si comanda..)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il Paperino di Panaro ti piacerebbe: è pigro e pasticcione, ma anche avventuroso e nei momenti giusti determinato e risoluto. D'altra parte, Paperinik non si nasce, ma si diventa e con il passare del tempo Paperino ha evidentemente sviluppato delle qualità che prima non aveva.

      Ma io, pur a costo di inimicarmi gli esegeti Disney, preferisco questo Paperino che quello che veniva preso a mazzate nel sedere da un membro di una tribu' africana.

      Elimina
  3. In pratica è come se io stessi intervistando Tiziano :')
    Che bbbelloooo.

    Non sono un'appassionata ma ho comunque trovato molto interessante il modo di rispondere di Carlo (lo chiamo per nome come se fossimo amici xD). In effetti non mi ero mai chiesta come si riuscisse ad unire i lettori storici (non mi veniva in mente un aggettivo che non ti offendesse, pensavo tipo "attempati/vecchi/coi capelli bianchi" xD) con i ragazzini di oggi.
    Non è certo facile se consideri, per farti un esempio stupido, la differenza abissale che c'è tra i cartoni che guardano oggi i miei nipotini e quelli che guardavo io non poi così tanti anni fa. Ci vuole molta fantasia (che io invidio sempre in queste persone), oltre ad un estro ed una bravura innate.

    Una bella intervista, hai fatto domande molto carine e lui ti ha risposto al meglio :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie cara,
      in effetti hai centrato il punto sulla mia domanda relativa allo sceneggiare negli anni '80, inizio '90 e sceneggiare oggi...ragazzini della stessa età, di generazioni differenti, che sono due mondi terribilmente diversi.

      Ma Carlo bisogna chiamarlo Carlo :D sono sicuro che lui preferisce così.

      Comunque ci sono altre domandine nella seconda parte, che sarà pubblicata a breve :D.

      Poi i due post sulle canzoni che immagino possano interessarti abbastanza :D

      Elimina
  4. Bellissimo post, complimenti :)
    Panaro si è sempre dimostrato gentilissimo, anche sul forum del Papersera dove risponde sempre alle tante domande o dubbi dei lettori. Attendo la seconda parte :D

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Dani,
      Carlo ha davvero una grande pazienza...e anche oggi mi ha fatto una sorpresa inaspettata.

      Elimina

Posta un commento