Passa ai contenuti principali

Le radici profonde della mia passione per De André: a 5 anni, un magico Natale

Era il Natale del 1988, avevo 5 anni e ricevetti dai miei genitori uno dei regali più belli: il Defensor dei Transformers. Tra i regali di mia sorella c'era invece una cassetta blu-arancione. Era la famosa antologia "blu" di Fabrizio De Andrè, uscita nel 1986.



De Andrè, il cantautore preferito di mia madre. Quella cassetta attirò la mia attenzione perché aveva i colori di uno dei miei Transformers preferiti, Wideload-Rollerbot. A 5 anni iniziai ad ascoltare le canzoni di De Andrè. Ricordi e sensazioni, ma anche la particolarità di un bimbo che fa propri testi poetici e drammatici. Momenti per me formativi. Con una premessa: da bambino sapevo che il sesso era qualcosa che facevano gli adulti e che implicava l'uso di ciò che in genere veniva nascosto nelle mutande e provavamo vergogna a mostrare. Ma per me il discorso finiva inevitabilmente lì. Ad ogni modo ignoravo che MARINELLA della famosa canzone fosse una prostituta, mentre sapevo che BOCCA DI ROSA era una signora intenta a vendere il proprio corpo in cambio di denaro.

ANDREA mi fu invece presentato come una donna: "Ah, ma Andrea in certi paesi dell'Est Europa è un nome femminile", mi spiegarono. Non ero al corrente quindi che fosse una meravigliosa canzone sull'amore tra un ragazzo, Andrea, e un soldato. Poi c'era il cartello con la scritta d'oro, che era firma di re, ma io canticchiavo che era firma di Ray, quello dei The Real Ghostbusters (!). A proposito di re, che pensavo di CARLO MARTELLO? Anche qui una prostituta, ma non ci facevo caso. L'eroe in "He-Man e i dominatori dell'universo" era He-Man, mica Re Randor con quei baffacci. Eh anche Carlo Martello era brutto infatti, con quel volto da caprone. Quindi normale che pagasse le donne. Ma quella "puttana"? C'era anche in VIA DEL CAMPO. Io non avevo capito che in quella canzone non vi erano descritte tre donne, ma una sola, una giovane prostituta. Tralasciando le signorine e soffermandosi su ciò che interessava maggiormente un bambino di cinque anni, il disco di De Andrè mi insegnò che non c'erano solo i Gi-Joe, che i soldati non erano sempre buoni e che alcuni soldati cattivi avevano sterminato bambini e famiglie indiane, in FIUME SAND CREEK. La guerra. LA GUERRA DI PIERO: il modo migliore per capire quanto la guerra fosse una cosa orribile. Non c'era He-Man che lottava con Skeletor, il bene contro il male, ma due uomini uno contro l'altro, dalle divise di due colori diversi. Non si distingueva ciò che fosse bene e ciò che fosse male; ma moriva il protagonista della canzone, quello che parlava attraverso la voce di De Andrè. Moriva anche TITO, quello che faceva il TESTAMENTO. Ancora non conoscevo i dieci Comandamenti. Ma quel racconto, che parlava di religione e vita, mi piaceva tanto. Di QUELLO CHE NON HO mi colpirono alcune immagini: il treno arrugginito, l'orologio, le pistole e la prateria, che mi facevano associare il brano all'epopea Western.

E poi quella canzone in quella lingua strana, CRUEZA DE MA...Quanto mi piaceva. "Mamma cosa significa questa canzone?", "E' un brano che De Andrè ha dedicato alla sua Genova". Chiudevo gli occhi e mi sembrava di essere lì...

Questo era De Andrè per un bambino di cinque anni. Sono fiero di essere cresciuto ascoltando quel disco arancio-blu, che nell'aspetto mi ricordava uno dei miei Transformers preferiti. Ma era molto di più. Anche per un bimbo di 5 anni che amava i suoi giocattoli.

Ah, non mi sono dimenticato "Il pescatore". Beh sul pescatore c'è molto altro da dire e un aneddoto di gioventù: leggete QUI.

Commenti

  1. Nel 1988 mi sposai per la prima volta, ero un amante del rock progressive, e l'unico De Andrè che ho mai digerito fu quello riarrangiato dalla PFM nel 1979.

    E fu come passare dalla pasta olio e parmigiano alla carbonara. ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non è facile far proprio De Andrè, come vedi io l'ho conosciuto in maniera particolare. Poi al '99, l'anno della sua morte, complice mia mamma ho iniziato ad approfondire la conoscenza di questo grande poeta.

      L'antologia blu include diversi brani in versione Pfm :)

      Elimina
  2. Sai che questa cosa la abbiamo in comune?
    Anche i miei, appassionati di De Andrè e di Bertoli, in auto ascoltavamo sempre queste cassette (sì, anche proprio questa raccolta blu di Faber).

    Moz-

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mi fa piacere che l'antologia blu sia stata un cult anche per te :)

      Elimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

I cinque portieri più forti di Capitan Tsubasa-Holly e Benji

Prendiamo in considerazione la versione italiana del manga che comprende anche i volumetti del World Youth.



Oltre 50 volumi di manga (quelli tradotti e importati in Italia), diverse trasposizioni in anime. Capitan Tsubasa è un fenomeno mondiale amato da tantissimi, bambini e adulti. Da appassionato di portieri, non potevo non cimentarmi nella classifica dei cinque migliori portieri.


L'escluso: Ken Wakashimazu (Ed Warner). Per molti questa mia esclusione può essere una nota dolente. Il portiere, idolo di molti per il suo look e per il suo stile da karateka tra i pali, in effetti da bambino rivaleggia alla pari con Genzo Wakabayashi-Benji Price. Al termine del terzo campionato delle scuole superiori, il distacco con il rivale è però marcato: Warner gioca in una squadra scolastica, Benji nel settore giovanile dell'Amburgo. Con la maglia del Giappone, Warner subisce spesso molte reti. Ad esempio: ferma il tiro infuocato di Schneider, ma solo quello calciato dall'area dell…

Tema del soldato eterno e degli aironi, la poesia di Roberto Vecchioni

Questa canzone di Roberto Vecchioni fa parte di uno dei dischi della mia infanzia, 'Per amore mio': fu infatti pubblicata nel 1991, quando ero un 'pischello' di seconda elementare. Dopo 'La guerra di Piero', un'altra canzone sul tema della guerra riuscì a catturare la mia attenzione.

'Tema del soldato eterno e degli aironi' trasforma in un singolo la moltitudine di soldati che hanno combattuto le guerre, dalla battaglia di Maratona alla battaglia di Fort Alamo, fino a Waterloo. E' una riflessione sull'insensatezza della guerra (non a caso il traditore viene perdonato e chi non ha tradito viene ucciso) e sulla impossibilità di scrutare il destino (la metafora del cielo, troppo grande per essere capito dagli aironi). C'è l'amore, un'illusione che tiene in vita i ragazzi che sono mandati al massacro, a combattere.

Questa canzone rappresenta per me anche una metafora della vita. La vita è in fondo un combattimento, ogni giorno siamo…

La mia fuga da Facebook, recensione del saggio di Francesca A. Vanni

Dopo molto tempo ho riattivato il Kobo, il lettore di ebook. Ho deciso di inaugurare il ciclo 2.0 di letture (termine che calza a pennello, visto che sono sparite tutte le vecchie statistiche di lettura) con il saggio dedicato a Facebook scritto da un'amica blogger, Francesca A.Vanni.

Il saggio si intitola "La mia fuga da Facebook". Francesca racconta la sua (breve) deludente esperienza come utente del noto social network, un'esperienza avviata per dare visibilità alla propria attività di scrittrice.

Quello che mi ha colpito è che Francesca non affonda i colpi sugli aspetti che in apparenza si prestano più facilmente agli attacchi: la diffusione delle bufale e la viralità di certi post che, secondo me, dipendono anche direttamente dal social network stesso (come vengono scelti ad esempio gli aggiornamenti delle personali homepage? Su centinaia di amici, a parte le varie opzioni come segui, cosa porta certi post ad essere visualizzati?), oppure i tanti reati che pos…