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Flashpoint, la seconda stagione: il dualismo mantenere la pace e giustizia, la lezione sul destino


La seconda stagione di Flashpoint, la serie canadese che pone il focus sugli interventi della Strategic Response Unit (SRU), poliziotti super addestrati pronti ad agire in situazioni di emergenza, spiega maggiormente il principio che guida le azioni dei protagonisti.



"Mantenere la pace" (keep the peace) è il motto che ripete il Sergente Greg Parker ai propri uomini. Mantenere la pace non significa esercitare una forma di giustizia: significa porre fine a una situazione di grande conflittualità. E non conta che a impugnare la pistola sia una persona che ha subito gravi torti e che davanti a lui si trovi un criminale. Perché un giustiziere improvvisato mette a rischio se stesso, ma anche passanti e persone incolpevoli. La SRU deve mantenere la pace, non fare ciò che è giusto o sbagliato: deve adempiere ai propri doveri. Così i nostri protagonisti devono impedire attentati e linciaggi a un crudele killer di ragazzine, scortato in aeroporto, oppure fermare un commerciante improvvisatosi giustiziere per far fuori tutti gli spacciatori che avevano rovinato uno splendido quartiere. Nel primo caso Donna, sostituta dell'infortunata Jules, si chiede se sia giusto proteggere una persona così empia e malvagia, per poi capire che anche il bene può vestire i panni del male e colpire. Nel secondo caso è invece Wordy ad appoggiare la retata di spacciatori in quello che era il suo quartiere, da ragazzino. La risposta ai loro dubbi è immediata: un Tribunale può decidere cosa sia giusto o meno, poiché esercita la giustizia terrena; un membro della SRU deve mantenere la pace.


La seconda stagione di Flashpoint mantiene lo spirito della prima. La differenza sostanziale è che il Sergente Parker lascia ai suoi uomini più potere decisionale e a loro delega in diversi momenti la negoziazione decisiva. Parker è comunque protagonista di uno degli episodi più intensi, dove per proteggere una ragazza mette in palio la propria vita. Diverse le tematiche sviscerate, tra cui il bullismo e il perdono verso chi ci ha portato via un nostro caro. I personaggi che si susseguono nei 18 episodi della seconda stagione sono di età ed estradizioni diverse; offrono
uno spaccato molto significativo della nostra società attuale.


LA MORTE DI LEWIS "LOU" YOUNG. A metà stagione la squadra 1 perde uno dei suoi membri, il più giovane: "Lou" Young (cognome omen). E' una scena di grande drammaticità, anche se la produzione ha scelto di sacrificare il personaggio sostanzialmente più debole, quello che aveva un ruolo piuttosto marginale. Ciò che colpisce fortemente è la diversa reazione dei suoi compagni di squadra. Dal grido di dolore di Spike, il suo amico fraterno, alle lacrime di Jules; la rabbia di Sam e l'abbraccio di Greg a Spike.


E proprio nell'episodio successivo alla morte di "Lou", dalla voce di Jules abbiamo una particolare visione del destino: "Puoi continuare a lottare e farvi ammazzare tutti e due e quello sì sarebbe colpa tua, oppure puoi lasciare perdere e continure a vivere la vostra vita". L'uomo deve prendere in mano la propria vita e può fare delle scelte, ma c'è un confine che non può passare. Il destino si mette nel mezzo e a un certo punto l'uomo non può fare più nulla e rassegnarsi. Reagire significherebbe mettere in pericolo se stessi e i propri cari.


Azione non fine a se stessa, tattica e investigazione. Introspezione psicologica. Tante emozioni. La seconda stagione di Flashpoint prosegue felicemente non tradendo le caratteristiche della prima serie di episodi.

QUI la recensione della prima serie

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