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Alè Alè Alè O-O: la leggenda di Kubo

Il talentuoso n.10 del Kagegawa, il vero campione, ma non il protagonista.

Kubo è il giocatore più forte dell'anime "Ale Ale Ale O-O". Come già sottolineato in un precedente post, è il Capitan Tsubasa (Holly Hutton) della serie. Il classico n.10: talentuoso, grande visione di gioco, dribbling e tiro, ma con un incredibile senso di squadra. La differenza sostanziale è che Kubo lascia la serie dopo i primi venti episodi. Proprio così. Kubo, come Jun Misugi (Julian Ross) di Holly&Benji, è malato. Malato di leucemia, che lo stronca inesorabilmente dopo la vittoria per 3-2 della semifinale del campionato interliceale, avversario il forte Kake North.


La partita è quasi agli sgoccioli e vede gli avversari in vantaggio di 2-1. Kubo è retrocesso in difesa per fermare i tiri dell'attaccante Toni (evviva il realismo, questo giocatore è quanto di più irrealistico che possa esistere), poi prende palla dalla difesa, scarta tutti gli undici giocatori avversari, compresi Toni e il portierone Albert, infilando in rete il 2-2. Infine crolla, stroncato dalla leucemia. I compagni vinceranno la partita 3-2, ma al fischio finale scopriranno l'amara realtà: Kubo è morto.


Un addio inevitabile, quello di Kubo. Troppo forte come calciatore, rispetto ai compagni di squadra. Ma l'autore del manga ha preferito un'uscita di scena drammatica, piuttosto che il viaggio all'estero per diventare un giocatore professonista. Ad ogni modo, la trama di "Alè Alè Alè 0-0" ha un maggior senso di compiutezza. Il Kagegawa viene battuto 7-1 nella finale, come è inevitabile che sia, colpita dal tragico lutto di 24 ore prima. Ma il sacrificio di Kubo, che ha scelto di continuare a giocare nonostante la malattia, è stato fondamentale: la sua presenza in campo ha fatto crescere i tre giovani protagonisti Kenji, Jim e Toshi, nonché le qualità di altri giocatori come l'amico Kamo. Nella seconda parte dell'anime il Kagegawa raggiungerà i propri obiettivi (vittoria campionato interliceale e finale del campionato nazionale, partita che non ci viene mostrata perché deduco che il manga non fosse ancora completato), frutto di una straordinaria crescita individuale e collettiva della squadra.

"Holly&Benji" ha invece lo schema di Dragonball e Cavalieri dello Zodiaco: avversari sempre più forti e protagonista che deve potenziare i propri tiri (sic). In più abbiamo ragazzini che hanno la maturità di adulti e difficoltà che sono date solamente da infortuni e problemi fisici, basti fare il conto degli infortuni patiti dal trio Tsubasa (Holly), Genzo (Benji) e Taro (Tom). Pensate bene, in 57 volumi di manga e migliaia di episodi dell'anime, Holly va in crisi solo nella prima semifinale contro Jun Misugi-Julian Ross, quando crolla in mezzo al campo sfiduciato, prima di essere rincuorato da Benji-Genzo. In Alè Alè Alè O-O Toshi deve vincere la propria debolezza di non saper calciare col piede sinistro e deve superare il lutto della morte di Kamo, a cui si aggiunge anche la pesante eredità della maglia n.10. Per non parlare di Kenji, che nella partita con il Kake North annaspa fino al ridicolo, nel non parare i tiri di Toni (i primi due vanno in rete, gli altri 4-5 respinti da Kubo): qui c'è però l'elemento irrealistico di un tiro alla "Holly&Benji" dall'effetto impossibile. E' curioso però notare che sul 2-2, senza Kubo, i tre protagonisti firmano però il gol partita: Kenji riesce a parare il tiro di Toni, Jim firma l'assist e Toshi buca il forte portiere avversario con una cannonata stratosferica.


Tornando a Kubo, prima della partita con il Kake North aveva avuto un contatto con l'allenatore della squadra tedesca del Francoforte, intenzionato a riportarlo in Germania da calciatore professionista, e il dialogo con il giornalista Manuel, al quale il campione del Kakegawa aveva ribadito la sua volontà: l'ultima sua ambizione era far sì che il Kagegawa vincesse il campionato. Quell'ultima ovviamente era da prendere sul piano letterale, purtroppo. Ma il desiderio di Kubo è stato esaudito, seppur con un anno di distanza.

Alè Alè Alè O-O offre molte emozioni, al di fuori anche del rettangolo verde. La reazione, alla morte di Kubo, del povero Kamo, impietrito dal dolore, la triste compostezza della fidanzata Mina, anch'ella ignara della malattia che le avrebbe portato via l'amore della sua vita. Meno realistico, purtroppo, l'atteggiamento dell'altra finalista Fujita. Che rifila sette reti a un avversario inevitabilmente moribondo. Marzio si rivolge a Toshi: "Non capisco perché stiate giocando così male". IDIOTA. A parte che sei proprio ridicolo con quella fascetta alla Philip Callaghan sul capo (in Holly&Benji quella fascetta aveva un senso, qui no), ma ti pare? Ti muore il capitano 24 ore prima, cosa dovrebbero fare? Anche se perlomeno ha il coraggio di sorridere al gol della bandiera di Toshi, perché capisce quanto sia importante per gli avversari quel gol. Tanto più che viene salutato da un'ovazione del pubblico.

Commenti

  1. Diciamo che hanno scelto un mood più anni '60-'70, col sacrificio sportivo estremo (che qui si traduce in morte) rispetto alla spensieratezza vista dagli anni '80 in poi.

    Moz-

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  2. Premesso che ho tutto Capitan Tsubasa in manga e ho visto un migliaio di volte l'anime, da un punto di vista complessivo della storia preferisco nettamente Ale Ale Ale Oh-Oh. Alla fine i personaggi di Capitan Tsubasa sono troppo monodimensionali. Tsubasa poi è di una noia mortale.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Pensa che io amo Palla al centro per Rudy XD
      Comunque, i personaggi di Capitan Tsubasa sono fatti per piacere a tutti, monodimensionalmente (come quelli di Dragon Ball).
      E' proprio un altro approccio alla questione, secondo me...^^

      Moz-

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