Transformers 2010: quando l'astrattismo incontra i robot

Per molti il declino di una saga storica. Ma non è così. Citando la celebre tag-line, "molto di più di quello che vedi" (e senti)
"Transformers 2010", terza serie della "Generation one" dei celebri robottoni trasformabili. Con "Headmasters" la serie che ha caratterizzato la mia fanciullezza, ancor più delle prime due, quella per intenderci della sfida tra gli Autorobots (Autobots) di Commander (Optimus Prime) e Distructors (Decepticons) guidati da Megatron. Premessa: a introdurre personaggi e storie di "Transformers 2010" è il celebre "Transformers The Movie", lungometraggio in cui si assiste alla morte di Optimus Prime e di tantissimi protagonisti, a cui subentrano i nuovi soldati guidati dai nuovi comandanti: Captain-Rodimus Prime, versione evoluta di Hot Rod (dopo l'assunzione della Matrice) e Galvatron, versione 2.0 di Megatron, salvato dal pianeta robot Unicron da morte certa. E' curioso notare che nelle intenzioni dei creatori giapponesi Convoy-Ultra Magnus fosse destinato a essere per Optimus Prime quello che è Galvatron per Megatron: non a caso, nel giocattolo, la motrice simil Optimus Prime si inserisce nel rimorchio, che diventa una sorta di armatura. E invece Ultra Magnus è personaggio a sè stante.
Fatta questa inevitabile premessa, rimangono trenta episodi che fanno di "Transformers 2010" un vero unicum nella storia dell'animazione anni '80. "Transformers 2010" è una sorta di opera d'arte astratta. In trenta episodi si susseguono clamorosi errori di disegno: robottoni componibili che hanno la stessa altezza di quelli normali, ma non solo. Vediamo Defensor sparare ai nemici e al suo fianco Drago-Hot Spot, il robot che contemporaneamente forma il torso dello stesso Defensor. Bruticus scappa, assieme agli stessi Combaticons che si sono uniti per darne vita. Transformers con i loghi sbagliati. Buchi nelle trame degli episodi e così via.
Per non parlare del doppiaggio italiano. La versione storica di esso ci regala un Guardian-Metroplex con accento francese che canta la Marsigliese, Swindle che parla con accento napoletano, una strega con accento bolognese e così via. Il secondo doppiaggio dei dvd messi in commercio recentemente, con voci "nuove" (e inesperte) è migliore, ma pecca nel doppiaggio dei personaggi principali, che al contrario erano superbamente doppiati nella prima versione. Basti pensare a un Galvatron troppo scolastico, o un Rodimus Prime la cui voce riflette ancora l'animo del giovane Hot Rod. Mal riflettendo quella che è l'essenza del personaggio: un capo forte e saggio, ma non ai livelli di Optimus Prime, la cui eredità costituisce "un fardello troppo pesante", citando uno degli episodi finali della saga.
Ma "Transformers 2010" è un'opera d'arte astratta, perché in trenta episodi regala ogni cosa. I fantastici Quintesson, terza fazione che si inserisce nello scontro tra Autobots e Decepticons, con saltuarie alleanze con quest'ultimi. Il ritorno di Optimus Prime, prima in versione malvagia, poi come salvatore della patria. Uno Starscream versione fantasma. Avventure sulla terra, nello spazio e in mondi lontani. Viaggi nel tempo. Maghi e mostri. Sfondi medievali e fantascientifici. Battaglie tra mulini a vento, tulipani e mafiosi. Transformers che diventano umani, con cameo di Cobra Commander di Gi-Joe. Una pletora di Transformers: dalle giganteschi basi Metroplex-Trypticon, a quelli più avveniristici (Computron). Episodi con importanti componenti psicologiche, come quello in cui First-Aid dei mitici Protectobots (avevo il modellino di Defensor!) capisce che per i suoi compagni è importante per le sue qualità di medico, per quello che è in sostanza, pur non essendo un guerriero.
"Transformers 2010", nell'ambito di serie televisive anni '80 volutamente edulcorate rispetto ai cartoni animati giapponesi, merita indubbiamente di essere riscoperta. Il mio voto è alto, al netto dei clamorosi difetti: 8.

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