La marea dei secoli di Casty fa resuscitare Topolino

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Casty, alias Alberto Castellan, è uno dei fumettisti italiani più talentuosi. E' uno dei pochi autori che riesce a dare un senso al triste e declinante Topolino degli anni 2000 e che ha saputo sfornare nuovi ed efficaci personaggi: l'archeologa Eurasia Tost (una Lara Croft più simpatica), il cattivissimo Doppioscherzo, la biologa marina Estrella Marina e l'agente cronautico Uma. La sua ultima opera, "Topolino e la marea dei secoli", è un kolossal che tiene il fiato sospeso. Potrei snocciolare le numerose citazioni presenti all'interno del fumetto, ma confesso: non ne sono capace. Mi limito a sottolinare che la nave della piratessa Minerva (alias Minni) é praticamente un omaggio a Capitan Harlock. L'inizio del fumetto lascia col fiato sospeso: vediamo Topolino, nell'ombra, circondato da alcuni personaggi vestiti uguale, in uno scenario futuro, chiedere aiuto: "Tra meno di 24 ore, la più grande catastrofe della storia cambierà il volto della terra !". Poi vediamo Cristoforo Colombo, nel 1492,  procedere verso le Indie ed imbattersi in navi futuristiche che fanno naufragare i suoi propositi di "scoperta del nuovo mondo". Tre pagine che solo alla fine della vicenda riusciremo a capire. Cosa fa il nostro puntiglioso e spesso odiato Topolino ? Viene salvato da uno tsunami da Uma, l'agente cronautico, che lo trasporta in una dimensione parallela dove il mondo è governato da un'entità, "La fenice" e dove vi è un unico presidente, che rassicura tutti i cittadini: "Il tempo è bello dappertutto e il benessere è totale in ogni angolo del mondo". Ok, non è Pernasconi, ma il Topolino di quella dimensione. Incontriamo poi Pippo, uno degli odiati "Comunellisti": coloro che fanno "comunella" per criticare il presidente. Il mondo della Fenice è un mondo dove non esistono guerre e il benessere regna incontrastato. O meglio, sembra. 4 parti divise in due giornaletti, un'opera che fa sfigurare gli altri fumettini (anche se pure la storia di Silvia Ziche, di ben altro tenore, è simpaticissima e originale). Un'opera in cui i personaggi disneyani stanno troppo "larghi", nel senso che Topolino non ha certo il "physique du role", per vestire i panni del protagonista, con l'eccezione dello stralunato e geniale Pippo. Casty lo sa e nelle sue storie lo valorizza sempre al meglio, portando una ventata d'aria fresca, e che aria fresca, in un giornalino che più di tutti ha pagato dazio all'abbandono dei fantastici '80-'90.

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