Film Horror: Incubo sulla città contaminata di Lenzi (e il sogno di tutti noi)

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L'uomo melanzana all'opera
Torna la serata horror, dopo tantissimo tempo: per festeggiare, torta alla crema al limone gentilmente offerta da mamma e un culto horror, "Perchè qui non si guardano horror, ma horror culto". Dalla riserva migliore, ecco il pregiato "Incubo sulla città contaminata" di Umberto Lenzi, una delle pellicole preferite da Quentin Tarantino, omaggiata dal suo pupillo Robert Rodriguez in "Planet Terror".
In poche parole, il film che piace tanto a noi appassionati di "culto": zombie, del cui punto debole finalmente viene data spiegazione scientifica ("Gli esseri sono invincibili, fatto salvo si faccia saltar loro il cervello, perchè si paralizzano, mentre i loro tessuti sono invulnerabili"); ritmi serrati e azione, con questi esseri infernali che sono dinamici, veloci e intelligenti (strateghi sempre, non come in zombie horror dove alternano fasi di bradipismo a fasi di iperattività strategica); un protagonista che pur non essendo il boero a tutto tondo, si fa comunque rispettare e dà del filo da torcere ai suoi nemici.
Il grande punto di forza sono le scene dell'assalto alla televisione e all'ospedale, alternate con le riunioni che il generale Murchinson tiene con i suoi uomini in una stanza del pentagono. Gli zombie avanzano e uccidono, seguiti da una regia dinamica; mentre il generale studia tattiche per contrastarli. Il quadro apocalittico tipico degli zombie movies si forma a poco a poco, finchè lo stesso generale, dopo mille tentativi falliti, sconsolato dichiara: "Che Dio abbia pietà di noi", perchè il male non può più essere fermato. A proposito di religione, altra scena culto è quella ambientata nella Chiesa. Non manca neppure il "pistolotto" ambientalista e sulla crudeltà dell'uomo, perchè alla fine anche il più serrato degli zombie movies ha sempre un messaggio da offrire ai suoi spettatori. Capitolo make-up: nella crew non abbiamo nè Tom Savini nè Giannetto de Rossi, così alcuni zombie sono umani con delle melanzane in faccia, altri sono umani con delle croste, altri ancora sono umani con strani passamontagna. In poche parole, fanno più ridere che paura. La pellicola invece merita tre stelle, esaminando il profilo splatter. Il sangue scorre a fiumi, con corpi dilaniati, teste che saltano, perforamenti e infilzamenti; tutto con un certo ritmo, senza quel sadismo tipico del torture porn, dove l'agonia e la sofferenza del torturato è l'unico elemento su cui si insiste per turbare lo spettatore. Pensiamo alla scena del seno asportato: in "Incubo sulla città contaminata" è solamente una delle scene che mostra la brutalità degli zombie (particolarmente interessati, peraltro, alle nudità femminili), una delle tante che si alternano nel contesto del film e quindi ampiamente giustificata; nel disastroso "Torturer" di Bava, la scena del piercing strappato a infilato nel seno è invece una scena ridicola e di cattivo gusto, inserita per scuotere lo spettatore che oramai si stava addormentando; con gusto sadico di mostrare l'agonia, lenta, della vittima, mentre negli zombie movies i personaggi muoiono in un modi più o meno efferati, ma morto uno...si passa subito al prossimo, senza soffermarsi troppo.
Veniamo, in conclusione, all'unica vera pecca del film. Lenzi macchia questa sua performance con un finale assolutamente ridicolo per due motivi. In primis per l'espediente, vecchio quanto il cucco, del sogno. Quando sua moglie cade dall'elicottero e si fracassa al suolo, Miller si sveglia nel suo letto, con a fianco la sua dolce metà: tutte le vicende sono state sognate. E a quel punto Lenzi esagera, riproponendoci papale papale i primi 5 minuti della pellicola, con l'arrivo in aeroporto dell'aereo dei dannati: concludendo il film con la stessa scena del portellone che si apre, aggiungendoci la scritta "L'incubo diventà realtà". In poche parole Lenzi macchia la splendida camicia bianca che ha stirato e per togliere la macchia, fa un buco. Ma all'appassionato di culto, bastano i primi 85 minuti: diciamo che il film termina con quel salto nel buio di quel pupazzo biondo, che si piega goffamente sbattendo contro le montagne russe, si contorce, con un grottesco effetto comico che consegna all'immortalità il capolavoro.

Memorabilia:

- il chirurgo ninja che, nonostante l'età avanzata, si ribella agli zombie lanciando il bisturi a mo' di stelletta ninja;
- i cazzotti alla "Bo Spenser" (cit. Filo) e alla Terence Hill che i contaminati alternano alle loro brutalità, con tanto di effetto sonoro;
- il campeggio in cui vanno la figlia del generale e il marito con il loro camper, praticamente un campo con un po' di grano e del fango;
- il genero del generale che viene fiocinato e la scena dello sbulbamento con l'attizzatoio;
- l'autombulanza stile Ecto-1 dei Ghostbusters, usata peraltro da Miller e compagna nella fuga;
- Miller che da solo tiene testa a valanghe di mostri usando tutte le armi possibili, compreso un televisore che, lanciato contro di loro, prende fuoco tipo bomba molotov;
- la scena del distributore, con Miller che dopo aver usato un televisore bomba, fa una molotov e la lancia verso un gruppetto di zombie seduti vicino alla pompa di benzina, facendoli bruciare;
- lo sguardo di uno degli zombie nella scena di cui sopra, con lo sguardo terrorizzato; perchè gli zombie in questo film sono intelligentissimi e lui ha già capito di essere nella merda.

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