venerdì 24 marzo 2017

Power Rangers, il fumetto "dark" pubblicato da Panini: la recensione di "Un nuovo inizio"


"I fan duri e puri dei Rangers avranno esattamente quello che desideravano da anni: un rilancio che è intelligente, accessibile, e che non sacrifica quello che ci aveva reso fan". Estratta da una recensione e riportata sul retro della copertina, la frase riassume l'essenza dell'innovativa serie a fumetti dedicata ai Power Rangers, lanciata dai Boom!Studios. La Panini ha fatto finalmente uscire la versione italiana: il primo volume ("Un nuovo inizio") raccoglie i primi cinque numeri usciti in America.




Il ritorno dei Power Rangers, a 24 anni di distanza e in versione fumetto. La sceneggiatura di Kyle Higgins e gli splendidi disegni di Hendry Prasetya offrono una versione moderna e filtrata: addio attacchi in serie e ripetuti, ma sempre singoli, di mostri bizzarri e spesso goffi; addio strane mosse e pose; addio anche alla rassicuranti vicende quotidiane dei nostri eroi, tolta la tuta colorata. "Un nuovo inizio" riparte dall'ingresso di Tommy nel gruppo (in sostanza da ciò che avviene nell'episodio 18 della serie televisiva). I personaggi sono gli stessi di 24 anni fa: oltre a Tommy incontriamo Jason, Zach, Billy, Kim e Trini; ma anche Bulk&Skull, Zordon, Alpha 5, Rita Repulsa e la sua banda di cattivi al completo; ovviamente ritroviamo i bellissimi Zord. A livello grafico, tutto fedele all'origine, tranne ovviamente i vestiti che indossano i Power Rangers nella vita di tutti i giorni (addio alle salopette anni '80 ultra large di Billy, per nascondere il fisico muscoloso dell'attore David Yost, tanto per dirne una). Quello che cambia..è tutto il resto. Rita Repulsa non manda attacchi continui e ripetitivi, ma ha una sua strategia precisa. E vuole riportare Tommy dalla sua parte. Scorpina è sexy e terribile. Finster non è il pupazzone simpatico della serie, ma trasmette malvagità dal suo sguardo. Squatt sembra uscito da Devilman. Il cambiamento maggiore riguarda però i Power Rangers.


Come già fatto notare in un precedente articolo, nella storica serie "Mighty Morphin Power Rangers", ancor prima di acquisire i poteri, i protagonisti erano ragazzi prodigio. Perfetti o quasi. Quasi stucchevoli nella loro perfezione: studiosi, sportivi, impegnati nella tutela dell'ambiente, pronti a intervenire per aiutare chi è in difficoltà o per raddrizzare un torto. I Power Rangers dei Boom!Studios non sono neppure una squadra pienamente affiatata. "Un nuovo inizio" ruota intorno alle difficoltà di Tommy di abituarsi alla nuova vita da supereroe, ma anche a quelle di farsi accettare dal gruppo. Proprio così. Jason sembra mostrare insofferenza perché dentro di sè sembra teme per la sua leadership, ma ad ogni modo è sotto pressione proprio per essere il leader del gruppo. Zach con Tommy pare proprio non avere feeling e in sua assenza non esita ad esprimere i dubbi sul suo passaggio alle forze del bene. E Tommy? Scordatevi il personaggio ottimista del telefilm. Il Green Rangers è aggressivo e determinato sul campo da battaglia, ma allo stesso tempo fragile, perseguitato dai fantasmi del recente passato. E si sente solo. Una sensazione che un centinaio di telefilm non ha mai trasmesso. Un Power Rangers che si sente sfiduciato perché solo!


Gli unici personaggi quasi sovrapponibili alle controparti "originali" sono il geniale Billy e la saggia e riflessiva Trini. In un dialogo a due, riemerge quel feeling solamente abbozzato nel telefilm. E Kimberly? Niente ginnastica, ricorda il personaggio un po' superficiale dell'episodio pilota, con qualche atteggiamento visto anche nelle prime puntate della serie televisiva. Ma del gruppo, con Trini, è l'unica a mostrarsi fiduciosa sul nuovo Ranger Tommy. E non solo: la nostra Kim già manifesta una certa attrazione verso il nuovo arrivato.


Non rimane che attendere l'uscita del volume II per proseguire le emozionati avventure dei vecchi-nuovi Power Rangers. Go, go!

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giovedì 23 marzo 2017

Milan, i cinesi poveri piacciono comunque a Fininvest

La partita per la cessione del Milan sembrava chiusa, con l'esito finale da tanti atteso e sperato, prima della doccia fredda del 3 marzo che ha ridato smalto e voce a gufi, detrattori, pessimisti e disfattisti. Ma nonostante tutto, la partita non è chiusa in senso negativo, Fininvest infatti aspetta Ses.


A questo punto, si potrebbe quasi pensare a un "accanimento terapeutico" di Fininvest, ma evidentemente in via Paleocapa la volontà di vendere è fortissima (battaglie legali con Vivendi, Fininvest che non ha interesse nel giocattolino Milan ecc. ecc.), a costo di aspettare che Ses versi milione per milione tutti i soldi pattuiti. Negli ultimi giorni ho letto tanti opinionisti riproporre la hit "Berlusconi non vuole vendere". Peccato che i fatti dimostrino l'esatto contrario, visto che comunque riteniamo che Berlusconi abbia ancora l'ultima parola sulle vicende di Fininvest. E la trattativa va avanti, per cui...


A proposito di carta stampata, oggi 23 marzo leggiamo sul Corriere della Sera: "nella riunione di Arcore di lunedì, Berlusconi era stato perentorio, avanti con SES, avanti con Yong Hong Li". Altri giornali come Libero descrivevano un Berlusconi furioso e pronto alla rottura. I fatti? La trattativa va avanti, per cui riteniamo corretta la versione del Corriere della Sera. Ancora il quotidiano milanese: "Non ci sono ultimatum da rispettare, non ci sono scadenze perentorie, il clima tra le parti è molto disteso, stanno giocando una partita a scacchi e il tempo è un fattore poco rilevante per entrambe (per la disperazione dei tifosi)". Già, una partita a scacchi: i cinesi vogliono comprare, ma probabilmente stanno anche cercando volgarmente di "tirare sul prezzo". Fininvest vuole vendere, ma non può lasciare il coltello dalla parte del manico a Ses.

Una certezza di questa partita a scacchi è che Berlusconi abbia accettato di vendere a fronte di un prezzo esagerato, quel prezzo che ha allontanato gli investitori seri alla Suning e prodotto l'interessamento al Milan solo degli "spietati e spiantati" broker come Bee e Li. Il fallimento della trattativa attuale può arrivare solo con il ritiro di Ses. A quel punto Berlusconi dovrebbe tenere il Milan, ripianare le perdite di bilancio 2016, non smantellare ulteriormente una squadra il cui valore è in discesa da anni e ad ogni modo sarebbe costretto ad abbassare le proprie pretese come venditore. Una prospettiva che in casa Berlusconi spaventa tutti. Per quel che concerne Ses, è evidente che si tratti di una speculazione economica, ma prendere il Milan e poi lasciarlo morire, vendendo tutti i migliori giocatori senza fare mercato, non sarebbe la speculazione di un pirata, quanto l'estrema pazzia di un folle. Che Li sia un prestanome o meno, non importa; probabilmente un paio di annetti e sparirà dai radar, magari lasciando a un proprietario come Suning. Chi vivrà vedrà. Ad ogni modo la certezza è che il blocco delle autorizzazioni governative all'esproprio dei capitali ha bloccato la cessione del Milan, sia che Li sia un prestanome o sia che sia un pirata.

Veniamo alle ipotesi sul futuro di questa trattativa. I giornali ne sparano a fiumi ogni giorno, gli opinionisti pure. Chi scrive è convinto che la trattativa andrà avanti, probabilmente non si chiuderà neppure a fine maggio. Per quel che concerne la questione del bilancio 2016, lascio questo interrogativo alle persone più esperte sulla materia. E qui bisogna fare una precisazione. Non è Berlusconi a montare i teatrini, ma è Berlusconi che manipola i fatti a suo piacere. Vi spiego: il fatto che la trattativa per la cessione venga prolungata all'infinito, non è un espediente di Berlusconi per non vendere il Milan e al contempo per non spendere per il rafforzamento della squadra. Semplicemente, Berlusconi non spende più per il Milan e usa semplicemente la scusa della cessione per non aprire il portafoglio. Non ci fossero i cinesi, non spenderebbe uguale e troverebbe un'altra scusa. D'altra parte anche il mercato condiviso è una solenne stronzata. Chiaro che si tratti di "buon senso": Galliani non fa più un quadriennale a un 32enne, ma punta ai prestiti annuali. Da una parte il bilancio non viene aggravato da stipendi pesanti e questo è corretto nell'ottica cessione; dall'altra semplicemente Galliani ha abbandonato una strategia che negli ultimi anni aveva portato zero benefici.


Cosa dobbiamo attenderci? A sensazione non credo che la cessione si chiuda entro l'estate. Avremo una squadra 2017-2018 molto simile a quella attuale: presumo che dalle cessioni di Bacca e Niang, il Milan ricavi i soldi per il riscatto di Deulofeu e per un centravanti (indovinate chi? Per me Pavoletti). Modic (al posto di Honda) e Cutrone saranno promossi stabilmente in prima squadra per completare il reparto d'attacco con Suso, Bonaventura e Lapadula. A centrocampo rimarranno i giocatori attuali, meno Pasalic e probabilmente Poli; con Zanellato promosso dalla primavera e forse Baselli (giocatore le cui quotazioni sono scese per via del secondo campionato altalenante) per aggiungere più qualità. La difesa rimarrà a stessa, probabilmente senza De Sciglio. Dei giocatori in scadenza a breve, è quello che secondo me ha più premura di partire. Diversamente da Donnarumma, il cui rinnovo secondo me verrà formalizzato da Galliani a fine campionato. Che poi Gigio possa lasciare il Milan tra un anno, è un'ipotesi, ma è ancora presto per fasciarci la testa.

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venerdì 17 marzo 2017

I cinque portieri più forti di Capitan Tsubasa-Holly e Benji

Prendiamo in considerazione la versione italiana del manga che comprende anche i volumetti del World Youth.




Oltre 50 volumi di manga (quelli tradotti e importati in Italia), diverse trasposizioni in anime. Capitan Tsubasa è un fenomeno mondiale amato da tantissimi, bambini e adulti. Da appassionato di portieri, non potevo non cimentarmi nella classifica dei cinque migliori portieri.


L'escluso: Ken Wakashimazu (Ed Warner). Per molti questa mia esclusione può essere una nota dolente. Il portiere, idolo di molti per il suo look e per il suo stile da karateka tra i pali, in effetti da bambino rivaleggia alla pari con Genzo Wakabayashi-Benji Price. Al termine del terzo campionato delle scuole superiori, il distacco con il rivale è però marcato: Warner gioca in una squadra scolastica, Benji nel settore giovanile dell'Amburgo. Con la maglia del Giappone, Warner subisce spesso molte reti. Ad esempio: ferma il tiro infuocato di Schneider, ma solo quello calciato dall'area dell'Amburgo! Sugli altri è inerme. Warner a mio modo di vedere diventa l'Alan Crocker (Yuzo Morisaki) della nazionale giapponese...Benji gli conferisce l'onore delle armi nella finale del World Youth, al momento della sostituzione nei tempi supplementari ("Come potenziale di difesa siamo pari, come potenziale d'attacco è più forte): ora vero che Wakashimazu è un ottimo attaccante e nelle saghe successive giocherà in questo ruolo (!), ma è altresì vero che tra i pali Genzo lascia all'asciutto lo svedese Levin (quello che gli aveva distrutto i polsi e gli ha distrutti al potente Muller della Germania!) e l'attacco olandese, subendo due sole reti dal fortissimo Brasile di Natureza e Santana. Wakashimazu ne becca quattro dall'Uruguay. Non c'è confronto tra un portiere titolare nella Bundesliga e uno titolare nel campionato giapponese...


5) Ricardo Espadas (Messico). Agilissimo portiere abile nelle uscite e con il pallone tra i piedi. Se Luiz Hernandez per stile ricorda quello di Genzo, Espadas ricorda Wakashizmazu per le azioni offensive da giocatore vero e proprio. D'altra parte Espadas non è altro che Jorge Campos, vero portiere del Messico che spesso veniva schierato come attaccante. Ma Espadas, rispetto a Wakashimazu, sembra avere qualcosa di più tra i pali.


4) Luis Hernandez (Italia). E' la trasposizione fumettistica di Dino Zoff. Nel mondiale U16 è presentato come il "portiere perfetto" (sic). In effetti neutralizza diverse palle gol del Giappone, compreso il "drive shot" di Tsubasa-Holly. Come Benji nella prima sfida con Holly, si inchina a una combinazione del n.10 con l'amico fraterno Taro Misaki-Tom Becker. Poi si fa piegare la mano dal bolide di Kojiro Hyuga. Nel mondiale U16 è sostanzialmente alla pari con Genzo, un gradino sotto Deuter Muller. Nel World Youth invece cede al forte attacco dell'Uruguay, dando l'impressione di aver perso forza rispetto ai due rivali, il nipponico e il tedesco.


3) Deuter Muller (Germania). Il colossale portiere tedesco si allena con i massi (!) e sembra un muro insuperabile per gli attaccanti del Giappone nella finale del mondiale U16. Come già capitato a Benji ed Hernandez, cede alla combinazione Tra Tom e Holly. Come Hernandez si fa piegare dal bolide di Kojiro-Mark (dal neo Tiger Shot) e come Benji si fa superare da una mitica rovesciata di Tsubasa-Holly. All'epoca è probabilmente il miglior portiere. Ma al World Youth, a differenza di Benji, cede al terribile "Levin Shot" del campione svedese.


2) Ricardo Salinas (Brasile). Prima della finale del World Youth mantiene inviolata la porta, per poi cedere alla forza dell'attacco giapponese. Gioca a maniche corte e ricorda Taffarel, il mitico portiere del Brasile a Usa 94. Grandissima agilità, ma anche grande forza nella presa, che gli permette di neutralizzare senza fatica il "Tornado Shot" di Hino dell'Uruguay e quello del compagno di squadra Santana (lo "Sky Wing Shot", che è la versione più potente del "tiro della bestia del fulmine" di Mark).


1) Genzo Wakabayashi (Benji Price). E' indubbiamente lui il miglior portiere del mondo. Riesce infatti a parare il "colpo del secolo", il tiro più potente dell'universo (ahha, il World Youth sembra Dragonball più che un manga calcistico): il Tornado Arrow Sky Wing Shot (!!!) di Santana, che unisce lo Sky Wing Shot di Santana ("Il tiro della bestia del fulmine di Mark potenziato) al Tornando Shot di Hino dell'Uruguay, aggiungendoci l'ulteriore combo dell'arrow (l'arco, cioè Santana afferra la sua gamba che sta per tirare per fare effetto arco). In precedenza aveva parato i due tiri "base" di Santana (lo Sky Wing Shot, quindi Benji può parare senza difficoltà il tiro di Mark, e la Rolling Overhead), nonché i famigerati bolidi di Levin nel quarto di finale con la Svezia. Per potenziarsi, il nostro portierone fa allenamenti da pugile, acquisendo una grande forza. Tra i pali stile sobrio ed essenziale (usa i legni come trampolino solo con Schneider), riesce a leggere con abilità le traiettorie (praticamente lo beffano solo Natureza e l'attaccante della Corea) e ha un incredibile forza nella presa. Nelle eliminatorie asiatiche del World Youth gioca infortunato, con i pugni rotti.

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martedì 14 marzo 2017

Film: Il mostro, Johnny Dorelli da applausi nei panni del cronista senza scrupoli

Film del 1977 di Luigi Zampa, un thriller che regala notevoli spunti di discussione etici e morali, ancor oggi molto attuali

Un'invettiva contro i falsi moralismi, un litigio acceso con una signora, un gesto di sfregio verso la macchina di lusso parcheggiata davanti alla propria vettura e un parcheggiatore "fregato". Si presenta così agli spettatori Valerio Barigozzi, il giornalista interpretato da Johnny Dorelli ne "Il mostro". Un personaggio non malvagio, ma sostanzialmente negativo. E non perché sia "un fallito", come spiegato dall'ormai ex moglie Anna, o un mediocre. Barigozzi è l'unica persona a cui un misterioso killer, che si autoproclama "Il mostro", annuncia i propri delitti. E gli permette quindi di realizzare gli scoop che fanno decollare la sua carriera. Il cronista, incurante delle possibili conseguenze, vede la Polizia come un ostacolo. Non si cura delle indagini. Divenuto un uomo senza scrupoli, sfrutta con cinismo questo rapporto con il killer, che però alla fine avrà pesantissimi conseguenze, che lui pagherà in prima persona. E sarà espiazione: Barigozzi capirà di aver venduto la propria anima al diavolo, un pentimento che gli farà cadere l'aura di personaggio negativo. Johnny Dorelli interpreta magistralmente Barigozzi, trasmette magistralmente il senso di frustrazione per una vita e un lavoro che non gli dà soddisfazioni e garanzie; in seguito, in un crescendo, ci immedesimiamo nella sua esaltazione per la situazione che lo vede protagonista, fino alla caduta finale. Ma tutto il cast spicca, con una menzione per Yves Beneyton, nei panni di Giorgio Mesca, il figlio del direttore del giornale, un personaggio negativo a tutti gli effetti: il film raggiunge un picco elevato nel momento in cui il Mesca parla impassibile con Barigozzi davanti al cadavere del padre, ucciso dal killer. E il cinismo del cronista cresce sempre di più, spinto e alimentato da quello del suo giovane datore di lavoro. I cui interessi economici sono ovviamente superiori.


"Il mostro" non è così solo un buon thriller che cura in modo ottimale la psicologia dei personaggi, ma anche uno spaccato della società italiana. Così negli anni '70, così oggi, partendo dalla stampa che sfrutta le disgrazie, le pietà umane, il sangue versato. Un mondo cinico che però non è altro che il riflesso di quella stessa società, di quel popolo di lettori a cui si rivolge, che allo stesso tempo provano paura del killer, ma anche infinita curiosità. Lettori che bramano sangue e che sfogano i propri istinti nella lettura e nel commento "da bar". Ma non solo. Il declino morale è rappresentato anche da altri speculatori. La ditta del rossetto, che incrementa vendite e guadagni, sfruttando l'immagine del mostro come traino pubblicitario. E il pubblico morboso che fa la corsa per accaparrarsi il rossetto del killer.


In sostanza si potrebbe rigirare lo stesso film, ambientandolo nel 2017. Sarebbe attualissimo. E ugualmente efficace.

SPOILER


Arrivati a un punto del film, si sospetta di due individui. Il 16enne figlio di Barigozzi, essendo un dato di fatto che gli omicidi permettano al padre di fare quei soldi con cui provvedere al proprio sostentamento e a quello del figlio, portandolo via dalla madre, un altro personaggio altamente negativo, in quanto pensa solo al proprio amante (o amanti...), incurante di avere un ragazzo adolescente da crescere e seguire. Secondo sospettato è Giorgio Mesca, il nuovo direttore del giornale. Arrivati all'arresto di Barigozzi, i sospetti si fanno più forti su quest'ultimo, non solo per il dettaglio (non insignificante) dell'altezza. L'ipotesi è che Barigozzi sia solo la pedina "sacrificata" da Mesca per avere i suoi scoop e garantire vendite record al giornale. Alla fine però il killer è Barigozzi Junior. E non ritengo affatto improbabile che ciò possa avvenire anche in realtà. Il primo omicidio è quello di un attore non giovanissimo (quindi non particolarmente reattivo..), colpito con la scusa di un autografo. Il primo omicidio fa accrescere la sicurezza del killer, che con la stessa scusa colpisce a danno del portiere. Infine l'uccisione di Dina, sorpresa perché non poteva immaginare che la persona a cui apriva la porta di casa - il figlio dell'amante - potesse ucciderla a bruciapelo. Ora, è curioso vedere che i rapporti tra killer e giornalista sono ancora più elaborati: il killer agisce per confermare le supposizioni che il cronista fa negli articoli. Ma quello che mi ha veramente colpito è il tifo incoscio che ho provato per padre e figlio, anche dopo l'uccisione di Anna da parte della Polizia, altra pedina inconsapevole del diabolico piano ideato da Barigozzi Jr. Ma a ricordarci che i due personaggi non sono buoni e che la loro non è una vittoria, l'inaspettato finale. Barigozzi si "consegna" al figlio, pronto ad essere ucciso. "Ho creato un mostro", è l'amara constatazione del personaggio interpretato da Dorelli. Ora che il mostro aveva raggiunto il proprio obiettivo - eliminare la madre, stare con il padre dopo averlo fatto diventare un giornalista ricco e famoso - arriva ad uccidere il proprio padre. Perché mai? Semplice, la violenza fa entrare in un tunnel da cui non si esce. Non esiste una violenza buona, qualunque sia lo scopo di essa. Un messaggio finale di condanna che ci fa alzare dalla sedia ed applaudire. Con un rammarico: la colonna sonora di Ennio Morricone non è purtroppo all'altezza del film e del suo emozionante finale.

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domenica 12 marzo 2017

Film Horror: Jolly Killer

Anni '80, una compagnia di ragazzi (stronzi), un serial killer: ingredienti ben noti a chi scrive. Torniamo ai buoni vecchi horror-slasher.



Jolly Killer, film del 1986 diretto da George Dugdale e con un cast di attori sconosciuti. Tutto parte da un atto di bullismo nei confronti del "secchione" del college, Marty, che viene sedotto e fatto spogliare nudo dalla bella Carol, con lo scopo di umiliarlo di fronte a tutti i ragazzi della compagnia. Ma dal bullismo al tentato omicidio il passo è breve: il capo dei bulli, Skip, è la causa di un incidente nell'aula di chimica che sfigura Marty.


A sei anni di distanza, la compagnia si incontra nuovamente ad una festa organizzata al college. Inizierà così il "massacro", fino al brillante epilogo. La conclusione infatti è fondamentale per aggiungere "pepe" in coda di una vicenda altrimenti troppo scontata. In genere nei film horror anni '80 abbiamo sempre una premessa che ci mostra quello che sarà poi il serial killer in azione. Nessun mistero, ma la classica sequenza di omicidi più o meno fantasiosi. Jolly Killer in questo ci regala momenti di divertimento, con uno sbudellamento (Bad Taste rules!) e una sadica morte tramite un trattorino tagliaerba. Rispetto ad altre pellicole, qui c'è una particolarità: lo spettatore finisce inevitabilmente per tifare il serial killer, visto che le sue vittime sono una banda di emeriti stronzi. In genere invece negli slasher, sotto la minaccia del cattivo di turno, finiscono anche inevitabilmente i buoni. Ma qui i buoni non ci sono, tutto sommato. I difetti del film: premessa troppo lunga (ma fondamentale per arrivare all'ora e venti circa di durata!), attori che, a prescindere dalle loro scarse qualità, interpretano sedicenni, pur essendo tutti palesemente over 30. C'è anche una scena particolarmente incomprensibile, se non nell'ottica di mostrare qualcosa di pruriginoso (dopo il lunghissimo nudo integrale da ogni posizione di Marty): una delle ragazze, grondante sangue altrui, si spoglia nuda per fare un bagno nella vasca (una vasca in un college? Un vasca sporca poi!), prima di fare una brutta fine.


Anche se il finale, paradossalmente, spiegherà bene il perché di questa scena (oltre alla volontà di mostrare una donna nuda). Ma comunque non crediate sia un film di serie B: il Jolly, con sonagli che ne preannunciano l'arrivo, è un personaggio piuttosto accattivante, spietato, ma anche intelligente. Tutto molto divertente, al netto dei difetti. Un altro particolare curioso: il sangue schizzato dal primo cadavere, finisce per inzaccherare la foto del secchione Marty, sorridente, lasciandoli un alone rosso sulla parte destra del viso. Un "joke" dal doppio senso: un riferimento alla parte sfigurata del viso e l'idea che il killer abbia ucciso in prima persona, sporcandosi con il sangue della sua vittima.


C'è anche un easter-egg: nello studio dell'agente di Carol (che dopo il college fa la modella aspirante attrice) campeggia il poster del mitico "Pieces", film slasher-splatter spagnolo.

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